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Appunti su Italia ed Eurolandia di Sauro Mattarelli

Appunti su Italia ed Eurolandia
di Sauro Mattarelli
Il nuovo esecutivo di Monti, dopo poche settimane di governo, ha  varato  i primi provvedimenti.  Non tutte le componenti del Parlamento e della nostra società (non solo di opposizione) sembrano ancora rendersi esattamente conto della drammaticità del momento e dell’urgenza in cui ci si è trovati costretti ad agire. Continuano infatti a circolare risibili valutazioni sulla presunta “legittimità” del governo “non eletto” dal popolo: segno che anni di tele-populismo ci hanno fatto completamente dimenticare che la nostra è una Repubblica parlamentare.

Condividiamo invece l’opinione di chi ritiene che sulla “manovra” varata dal nuovo governo sia indispensabile intervenire decisamente in nome dell’equità ,  del riequilibrio e del rilancio dell’economia.  C’è un gran bisogno di far sentire che lo sforzo è richiesto  a tutti. Non è più derogabile, da questo punta di vista, l’imposizione sulle proprietà della Chiesa, specialmente laddove si esercitano attività commerciali. Analogamente, non è pensabile che lo stato possa regalare parti del patrimonio pubblico a qualche privato; ci riferiamo, in particolare, all’assegnazione gratuita delle frequenze del digitale terrestre. Servono, infine, ulteriori radicali razionalizzazioni nel campo della amministrazione pubblica: scuola, sanità in primis. Ma il rilancio dell’economia non può non riguardare interventi sul cosiddetto “cuneo fiscale” e sulla possibilità che tutti possano scaricare le spese “minute” di manutenzione: viatico indispensabile per avviare una concreta lotta all’evasione da abbinare ai provvedimenti sulla “tracciabilità” dei movimenti di denaro.

La lotta all’evasione appare a tutt’oggi di ardua concretizzazione, dopo anni e anni in cui la pratica di non pagare le tasse è stata osannata e “istituzionalizzata”. Un danno morale e materiale che grava sulle future generazioni ben più delle politiche previdenziali e sociali. Il rilancio degli investimenti e dell’occupazione non può, infatti, non transitare dalla ripresa di un “circuito virtuoso” anziché affidarsi esclusivamente ai tecnicismi del libero mercato. Gli effetti di un eventuale risanamento su questo fronte non potranno dunque che essere di medio o lungo periodo, perché occorre rifondare un nuovo ceto produttivo, sindacale e imprenditoriale. Occorre, inoltre, ridurre drasticamente la paralizzante pletora burocratica dietro la quale si nascondono piccoli e grandi soprusi anziché garanzie di trasparenza e legalità. Questa bonifica ad ampio spettro non si attua “per decreto” e solo una persona in malafede può affermare che possa essere realizzata con un “provvedimento governativo”.  Ma senza questa bonifica non si può sperare che nel paese si inneschi un nuovo rivitalizzante circuito di investimenti sani e produttivi.
È necessario, contemporaneamente, restituire credibilità  alla politica. Ci sono poche strade praticabili su questo fronte: eliminazione degli anacronistici quanto intollerabili privilegi; imposizione di un alto “tasso di rotazione delle poltrone”; controllo sulle candidature. Serve, quindi,  una nuova legge elettorale, ma, da sola non basterà se i meccanismi di vigilanza non elimineranno le sovrapposizioni tra poteri esecutivo, legislativo e giudiziario facendo in modo che a ogni “potere” corrispondano precise responsabilità sia politiche che individuali.

Al momento in cui scriviamo queste note, alla luce del disimpegno britannico e dei contrasti tra i Paesi, non sappiamo se tutto questo servirà o basterà per  restare in Europa e se l’Euro e l’Europa stessa si re-definiranno  o spariranno, con conseguenze che non osiamo neppure immaginare.  Quel che è chiaro è che si tratta di azioni che dovevano essere compiute molto tempo fa e che ora sono ineludibili. L’accelerazione in atto costituisce dunque una  svolta e non una delle tante “manovre”. Non  può  essere quindi giudicata col metro dei piccoli diritti lesi o della  protezione corporativa o individuale, ma con la consapevolezza che l’epoca che ci apprestiamo a vivere sarà profondamente diversa dagli anni finora trascorsi. Si impone una nuova concezione dell’economia,  un nuovo rapporto (globale) tra sfera pubblica e sfera privata, nonché  un civismo che disegni i rapporti interpersonali, attraverso il superamento di ogni cinismo, egoismo e individualismo. Se l’Europa e il cosiddetto Mondo occidentale avranno le risorse umane, morali e non solo economiche per questo balzo la nostra civiltà potrà salvarsi, pur pagando un prezzo doloroso. Diversamente avverrà ciò che è già avvenuto nella storia umana, con nuove civiltà, più “fresche” e determinate, che domineranno la ribalta. Questa fase storica è infatti molto diversa dalle precedenti, quando l’Occidente  poteva permettersi il lusso delle lotte intestine oppure di affidare, paradossalmente,  la sua ragione di vita  all’atto di “specchiarsi” nel suo nemico mortale: il sistema comunista  che costituiva in qualche modo il suo “alter ego”. Caduto il comunismo, ma non le ragioni che lo avevano generato, l’Occidente ha creduto di poter riformare se stesso continuando a inventarsi nemici esterni su cui tranquillamente scaricare crisi, contraddizioni e produzioni. Quel tempo è finito.

"Il senso della Repubblica nel XXI secolo"      n. 12  Dicembre  2011.