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IL DIBATTITO SUL PARTITO DEMOCRATICO

un articolo di Giunio Luzzatto su "Giustizia e Libertà" su cui riflettere

Si parla di alleanze, si tace sulle libertà civili

Non intervengo qui sulle questioni generali relative alle alleanze ricercate dal Partito Democratico se non per osservare che basta il buon senso per osservare che senza il centro moderato è difficile battere Berlusconi, ma che senza Sinistra e libertà e Italia dei valori (e senza tutti gli elettori che un PD centrista perderebbe a vantaggio di questi ovvero dell’astensione) ciò è impossibile.
Voglio invece richiamare l’attenzione su un tema rimasto, da tempo, assente nel dibattito: le prospettive per le libertà civili in Italia.
Il Vaticano agisce in prima persona nel nostro sistema politico, trattandosi dell’unico Paese europeo che la gerarchia ecclesiastica può ancora condizionare dopo la perdita della Spagna (inattesa almeno nei termini secchi e velocissimi in cui è avvenuta); è una azione che fa soffrire i “cattolici adulti”, ma nell’ottica di una struttura che pensa al proprio potere la si può comprendere. Ciò che non è decoroso è l’assenza di risposte da parte italiana.
Per ciò che concerne la maggioranza, l’attuale governo del Paese non solo non reagisce alle interferenze, ma le sollecita; in vista della “fiducia” il Presidente del Consiglio e i ministri, a gara tra loro, si sono adoperati per essere interlocutori privilegiati dei vescovi, chiedendo loro di rimettere in riga forze di ispirazione cattolica che non appoggiavano il governo.
Per ciò che concerne l’opposizione, e in particolare il Partito Democratico, vi è reticenza o peggio. Debolissime sono state le voci di protesta per l’inginocchiarsi dello Stato di fronte alla Chiesa; assente, tra le questioni sulle quali si pensa di fondare alleanze, non dico una esplicita denuncia delle interferenze, ma almeno una affermazione circa l’inaccettabilità di ulteriori limitazioni ai diritti civili.
Interventi di apertura alla realtà sociale (ad esempio per codificare le “nuove famiglie”) non vengono considerati prioritari rispetto a quanto è necessario per uscire dalla crisi economica. Questo è negativo, ma -con forte rammarico- si può forse tollerare; del tutto inaccettabile è che si vada addirittura a un peggioramento rispetto alla situazione attuale. Un partito al quale si propone una alleanza è protagonista, in questo stesso momento, di posizioni oltranziste tese a introdurre nuove restrizioni alle libertà individuali, come l’imposizione del prolungamento delle sofferenze di fine vita a chi non le vuole subire.
La proposta che non dà valore vincolante alle decisioni anticipate della persona e che obbliga all’accanimento nella nutrizione artificiale era ferma da tempo in Parlamento; l’iter della legge viene ora, di colpo, accelerato per mettere in difficoltà il neonato terzo polo. L’on. Chiara Moroni di Futuro e libertà ha gridato forte che esso non può essere un braccio al servizio di un rinato potere temporale, ed è stata sùbito pesantemente attaccata dal Capogruppo Udc.
Altrove è silenzio.

Primarie a Genova, un commento di Roberto Balzani

 

 

Un mio vecchio amico, Marco Doria, professore di storia economica alla Universita' di Genova, sta stravincendo le primarie del centrosinistra nella città della Lanterna. E' un outsider, sostenuto da don Andrea Gallo. Marco e' una persona mite, cortese, preparatissima. Non credo si renda conto di come cambierà la sua vita, se diventerà sindaco. Di sicuro, resterà un uomo libero

Da FaceBook Roberto Balzani sindaco di Forlì

 

 

 

Dibatti sul PD : G.Lerner la sciagurata scelta del 2006

sabato, 4 febbraio 2012

il PD

Quella scelta suicida per ragioni di cassa

Nessuno me lo toglie dalla testa, man mano che lo scandaloso bilancio della Margherita prende forma sotto i nostri occhi e la versione di una singola responsabilità parsonale per appropriazione indebita perde verosimiglianza: è a causa di questi calcoli economici che tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 si perpetrò il suicidio del centrosinistra italiano. Quando fu deciso contro ogni logica di presentare, sì, la lista comune “Uniti nell’Ulivo” alla Camera dei Deputati; ma andando separati, da una parte la Margherita, dall’altra i Ds, al Senato. Fu la tomba del successivo governo Prodi, deprivato di un margine accettabile al Senato. All’epoca nessuno dei dirigenti seppe dare, di fronte alle proteste diffuse, alcuna spiegazione razionale di quella scelta dissennata, contro la quale invano protestò lo stesso Prodi. Il perchè, difatti, era indicibile pubblicamente: mantenere in vita strutture separate per finanziare clan e correnti, nonostante si desse vita (in ritardo) al Partito Democratico, ora lo possiamo dire, ha sortito un unico effetto: resuscitare Berlusconi. Già uscito perdente dalla legislatura in cui aveva malgovernato, Berlusconi ebbe gioco facile nel riorganizzarsi fino ad abbattere il governo Prodi e prendersi la rivincita nel 2008. Ci siamo beccati altri tre anni di governo Berlusconi grazie ai burocrati che volevano tenersi stretta la cassa nonostante l’adesione al Pd. Ora abbiamo capito meglio come andò e come ha continuato a funzionare dopo.

http://www.gadlerner.it/2012/02/04/quella-scelta-suicida-per-ragioni-di-...

 

A. Pendola : il PD e il problema della Democrazia

 

Riceviamo dall' amico Agostino Pendola e volentieri pubblichiamo un' importante riflessione sulle difficoltà del Partito Democratico ad attuare molti dei buoni propositi su cui è sorto

 

Nel Partito Democratico esiste un problema democratico? La domanda, a vedere cosa è successo di recente in un comune della Riviera Ligure di Levante, non è peregrina.

Ma procediamo con ordine. Quelli di noi che hanno esperienza di militanza politica, e chi scrive è stato oltre trent’anni nel Partito Repubblicano e poi nel MRE, sa perfettamente che i partiti hanno una loro specifica logica, e regole, interne . Che non necessariamente corrispondono alla sua immagine esterna. E tuttavia il militante di lungo corso sa anche che all’interno di questo schema esiste una dialettica, una sorta di common law non codificato che gestisce le varie situazioni. È proprio in base a queste regole che si definisce democratico un partito, o meno. Quando si leggono le cronache del Partito Comunista degli anni cinquanta e sessanta, dove era applicato il centralismo democratico, cioè l’ acritica accettazione ai livelli inferiori delle decisioni prese ai gradi più alti, si comprende facilmente che c’era un deficit di democraticità, intesa come possibilità per i singoli militanti di partecipare alla formazione alle decisioni politiche. I militanti di base erano solo degli agit-prop, degli addetti a propagandare le decisioni prese altrove.

L’adozione delle Primarie come metodo per scegliere i candidati ha rappresentato allora una vera rivoluzione nei modelli verticistici, una presa di potere della base, non solo dei militanti ma di quanti si riconoscono negli ideali e nella proposta politica del partito. Si comprendono anche le resistenze all’applicazione di questo metodo dopo gli iniziali entusiasmi.

Ma i fatti che portavo all’attenzione sono ancora diversi, e di fronte a essi anche il militante di lungo corso resta frastornato e incerto. Non si tratta solo di primarie negate, certo, probabilmente anche di questo.

Si tratta, molto semplicemente, di una federazione provinciale del partito che ha commissariato un circolo, e che poi cerca in tutti i modi di soffocare il dibattito interno. Un fatto in sé legittimo, e perfettamente in linea con lo statuto del partito, almeno il primo. Eppure, chi l’ha vissuto, sa che si è trattato di una prevaricazione di una parte sull’altra, effettuata con le modalità del centralismo democratico. Che – guarda caso – erano le regole nelle quali si sono formati alcuni dei protagonisti.

Ma se questo è il normale metodo di lavoro che vige all’interno di un partito che, già dal nome, ha voluto definirsi democratico, un metodo evidentemente usato e tollerato dai livelli più alti, ritorna la domanda iniziale. La democrazia citata nel nome è la democrazia americana, nella quale gli elettori scelgono i candidati, oppure è la democrazia popolare che ha avuto la sua stagione d’oro nei paesi dell’Est europeo dal 1948 al 1989?

Capire qual è la risposta è importante, soprattutto per sapere quale sarà il futuro verso il quale va l’Italia.

 

Agostino Pendola