IL PAPA, LE FAMIGLIE "VERE", E L' UGUAGLIANZA DI FRONTE AL DOLORE
Il Papa in Croazia ha ripetuto se è possibile in maniera ancora più stentorea che le famiglie che non si fondano sul matrimonio non sono veramente famiglie. E la legislazione italiana è fortemente improtanta a questo concetto, perfine nel risarciemnto del dolore.
Ne è prova questo episodio legato alla tragedia di Viareggio che riporta "diritto di critica", ma con un accenna di speranza , al di là di cosa si dice in Croazia
Coppie di fatto, Viareggio smentisce la condanna papale
La strage di Viareggio sfida il Papa sulle coppie di fatto. Da Zagabria il pontefice esorta a contrastare la "mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio". Ma una proposta di legge bipartisan impone l'equiparazione tra convivente e coniuge per il risarcimento delle vittime di strage. La storia di Alessandra Biancalani e la rigidità della Chiesa.
Nella Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate, Benedetto XVI torna ad attaccare le coppie di fatto, chiarendo che non potranno mai essere considerate alla stregua del matrimonio. Di fronte a 400mila fedeli, il pontefice sottolinea poi il programma "politico" del suo mandato: il rifiuto dell'amore come semplice "emozione sentimentale" o "pulsione", sostegno economico alla famiglia fondata sul matrimonio e alla procreazione. "Non bisogna avere timore di impegnarsi per un'altra persona. L'apertura alla vita è segno di fiducia nel futuro".
Lo pensava anche Alessandra Biancalani, che conviveva da anni insieme ad Antonio Fornacchia: avevano avuto una figlia, Sara, che ora ha 11 anni. Antonio è morto il 29 giugno del 2009, travolto dall'esplosione del treno killer di Viareggio. Secondo la legge 106/2010, che stabiliva i criteri di risarcimento per i familiari delle vittime, ad Alessandra non spettava nulla: solo i coniugi sono stati ammessi ai contributi. In sintonia con il pensiero pontificio, si direbbe.
Qualcosa però si sta muovendo. Una nuova proposta di legge bipartisan, firmata dai senatori Manuela Granaiola e Andrea Marcucci (Pd) e Massimo Baldini (Pdl), va a modificare i criteri della legge 106. Il nuovo testo stabilisce l'equiparazione tra moglie e convivente di fatto, ammettendo quindi Alessandra a richiedere il risarcimento: con lei potranno fare ricorso anche i parenti delle vittime entro il terzo grado.
''La nuova proposta di legge - spiega in una nota Granaiola - sana alcune evidenti ingiustizie e nasce in un contesto di grande collaborazione istituzionale con Regione Toscana e Comune di Viareggio. Ora lavoriamo per garantire un rapido iter legislativo in Parlamento, anche perché le modifiche individuate non comportano alcuna maggiore spesa per le casse dello Stato''. Marcucci ha sottolineato ''il valore del diritto al risarcimento per Alessandra Biancalana. Abbiamo deciso di intervenire su un caso individuale, consapevoli anche del significato simbolico della nostra proposta, che potrebbe finalmente rappresentare un precedente a suo modo storico per sancire diritti sacrosanti alle coppie di fatto''.
Sia chiaro che non è solo questione di soldi. Alessandra vuole prima di tutto giustizia: a gennaio 2010, quando il processo breve rischiava di cancellare anche l'inchiesta di Viareggio, chiedeva verità e giustizia in tempi rapidi. "Posso sperare che mia figlia Sara, che era con me sul terrazzo, quella sera, a salutare il padre che andava al forno, e lo ha visto sparire in quell´uragano di fuoco, avrà una risposta prima dei 18 anni?"
http://www.dirittodicritica.com/2011/06/06/convivenza-papa-viareggio-24314/
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Anche questa emblematica vicenda ha un significativo precedente.
Le 19 vittime italiane dell'attentato contro "Camp Mittica", vicino Nassiriyah, del 12 novembre 2003, non erano tutte regolarmente unite in matrimonio: e quando, solo una settimana dopo, vi furon le solenni esequie di Stato nella basilica romana di San Paolo, alla compagna di una delle vittime - per la precisione, uno dei due morti civili - non fu consentito di sedersi in prima fila, insieme ai congiunti degli altri 18 nostri compatrioti defunti.
Al di là di ogni pur legittima considerazione tecnico-giuridica, mi domando: come può non ribollire la coscienza morale di ognuno, di fronte ad una così palese ed umiliante disparità di trattamento, sostanzialmente prodromica alla formulazione di una odiosa graduatoria tra vittime di serie A e B?
Quantomeno, già tale episodio doveva segnalare la necessità di colmare un vuoto legislativo; operazione che pare finalmente in dirittura d'arrivo, grazie alla suddetta, meritoria iniziativa bipartisan.
Cordiali saluti