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S. Mattarelli Una richiesta di chiarezza

Una richiesta di chiarezza

di Sauro Mattarelli

Le notizie delle recenti vicende politiche italiane inducono a qualche riflessione. Andiamo per ordine.

Nei giorni scorsi la Corte Costituzionale ha respinto la proposta di referendum per abrogare l’ attuale legge elettorale. Quando firmammo contro questa legge vergognosa eravamo ben consapevoli che la Consulta potesse dichiarare inammissibile la chiamata alle urne, perché un Paese non può restare senza legge elettorale neppure per un brevissimo periodo di tempo. Si trattava, però, di sollecitare, con un segnale forte, "dal basso" una classe politica che, su questa materia, sembra inerte, paralizzata e in parte complice di un assetto istituzionale che le garantisce ampi poteri d’arbitrio. Ora, chiarito che resta comunque un’anomalia auspicare che la Corte Costituzionale (o la Magistratura) surroghino compiti che spettano al Parlamento, la parola, su questa materia, passa, ineludibilmente ai deputati e ai senatori.

La Camera ha poi recentemente votato, a stretta maggioranza, contro l’arresto dell’On. Cosentino, accusato di gravi reati. In questa occasione si è ricomposto un asse PDL-Lega che ha però comportato una grave lacerazione all’interno di quest’ultima forza politica, ormai divisa e in evidente crisi di identità sul percorso politico da intraprendere dopo la svolta dell’autunno scorso. Resta il fatto che Camera e Senato continuano a doversi occupare, sovente con dibattiti poco edificanti o di infimo livello, di temi che riguardano accuse contro membri del Parlamento per associazione mafiosa, corruzione, interessi privati e così via. Un aspetto che si collega con la questione della legge elettorale, riguarda la limitata possibilità di scegliere le candidature da parte dei cittadini ma soprattutto, in generale, pone in primo piano l’emergenza etica che grava sulla penisola.

In questo ambito il Governo Monti continua con la sua azione a base di riforme, liberalizzazioni: provvedimenti in parte accettabili, in alcuni casi criticabili, in gran parte indispensabili di fronte alla gravità della crisi in cui versano il Paese e l’Europa. Al di là delle legittime opinioni che possiamo nutrire nei confronti delle scelte non si può però non notare lo stile sobrio, austero, professionale e competente attribuibile ai membri del governo (confermato dalle vicende che hanno portato alle dimissioni del sottosegretario Malinconico), che contrasta con un Parlamento rissoso, chiassoso e, almeno all’apparenza, talvolta neppure ben consapevole del momento difficile e della necessità di provvedere. Il pericolo, d’altronde, sarebbe altrettanto grave se questo comportamento di talune forze parlamentari fosse frutto di un cinico calcolo elettorale.

In ogni caso sembra emergere un’Italia a due volti: responsabile o superficiale e incompetente? Inserita nell’Europa o propensa a non accettare regole comuni? Disposta a restare nel novero dei paesi più sviluppati seguendo un percorso di legalità interna o pericolosamente legata a cosche e filoni del malaffare?

In questo contesto si inserisce la riflessione sul declassamento dell’Italia e di altri paesi europei da parte dell’agenzia Standard & Poor’s. Certo, come hanno fatto notare autorevoli osservatori, si tratta di un giudizio rivolto all’Europa nel suo insieme. Implica la necessità che, in tempi brevi, ogni stato accetti di "limare" un poco della propria sovranità e della prerogativa al diritto di veto per superare gli interessi particolaristici a vantaggio di una politica autenticamente comune. Non v’è dubbio che il Vecchio continente si trovi a una svolta e di fronte alla necessità di definirsi o sparire. Così come è lecito chiedersi, tornando al caso Italia, se i provvedimenti siano sufficienti; se, oltre a tassare, si sia veramente inciso a fondo sulle cause che fanno lievitare la spesa pubblica; se la lotta all’evasione potrà mai avere successo; se l’IMU sarà pagata da tutti (Chiesa inclusa), rendendo la manovra più credibile e soprattutto socialmente accettabile; se le vendite delle "frequenze" frutteranno, come dovrebbero, degli introiti per lo Stato; se le future aste dei titoli andranno in porto in maniera accettabile; se le liberalizzazioni e la riorganizzazione del lavoro produrranno risultati concreti in termini di crescita, e così via. Ma resta un dubbio più angosciante: che gli osservatori internazionali non riescano a capire se lo "stile" italiano è quello di Monti o quello offerto dal chiacchiericcio parlamentare. Se la politica di questo Governo abbia concrete garanzie future di continuità e, dunque, esprima veramente un indirizzo "strutturale", stabile, scritto nel DNA dei diversi schieramenti politici. È molto probabile, in altri termini, che, all’estero, si continui a percepire una distanza siderale tra l’azione (virtuosa) del Governo e il comportamento di forze politiche che non riescono a superare la logica clientelare, corporativa, parassitaria. Un dubbio che esige di essere chiarito al più presto.

Sauro Mattarelli

Da "il Senso della Repubblica" gennaio 2012