Repubblicani in rete Sauro Mattarelli
L' amico Sauro Mattarelli ha un attività culturale che travalica la sua presenza in rete , basti pensare alla presidenza della fondazione Oriani, ma lo abbiamo intervistato prendendo spunto anche dal giornale elettronico , il senso della repubblica , da lui promosso e da cui abbiamo tratto molti articoli anche su novefebbraio
Ci racconti di te, qual è il tuo percorso politico ?
Il mio percorso politico è sempre rimasto nell’alveo del repubblicanesimo, compresi, naturalmente gli anni della militanza, che perdura a tutt’oggi, nell’Associazione Mazziniana Italiana, l’unica organizzazione “politica” (anche se non partitica) a cui sono ancora iscritto.
Come giudichi l'attuale "costellazione" repubblicana, sparsa su tutto l'arco politico? Il nostro sito parte dalla considerazione che dopo quasi 20 anni si sono costruite sensibilità tanto diverse che una ricomposizione appare senza senso.
Più che di una costellazione repubblicana parlerei di una diaspora che, in questa epoca, ha irrimediabilmente compromesso il repubblicanesimo come forza politica attiva. Il fatto che oggi si trovino “repubblicani” sparsi praticamente presso tutte le formazioni partitiche, dall’estrema destra all’estrema sinistra, con valori di riferimento praticamente opposti, la dice lunga sulla confusione che regna e anche sul senso di fallimento e di sconforto che grava su coloro, come il sottoscritto, che hanno cercato da sempre di individuare, spiegare, diffondere i requisiti di fondo (peraltro ben chiari) che animano il pensiero repubblicano e mazziniano.
Svolgi una importante ed apprezzata attività culturale, in molti tuoi articoli hai sottolineato come in Italia sia necessario completare una “presa di coscienza collettiva” contro il malaffare, l'illegalità l'inefficienza. Durante questo anno di celebrazioni risorgimentali i valori della sinistra risorgimentale sembrano riaffiorare. Credi che sia possibile aiutare i giovani ad uscire dalla retorica del “fatti furbo e consuma” da cui sono costantemente bombardati ?
L’anno delle celebrazioni del 150° dell’Unità ha rappresentato un momento importante di pedagogia civile, soprattutto per merito del Presidente della Repubblica, uno dei pochi rappresentanti delle nostre istituzioni che gode del rispetto generale. Dopo decine di conferenze, incontri, dialoghi posso dire che, certo, bisogna continuare a credere nei giovani e, in generale, nelle persone. Ma prima di impartire “lezioni” occorre avere le carte in regola: oggi non servono prediche o parole, ma solo esempi credibili. Comportamenti. Per questo esiste un drammatico scollamento tra la classe politica e la popolazione.
Tornando al Risorgimento, quella storia, contrassegnata profondamente dal pensiero repubblicano, ci insegna infatti che la classe politica non dovrebbe limitarsi a “rispecchiare” la società, ma, addirittura, essere migliore dei propri rappresentati. Oggi pare avvenga l’esatto contrario. Questo aspetto, che si sta diffondendo nell’intero “Mondo occidentale”, ma che è particolarmente accentuato in Italia, ha indebolito notevolmente l’intero tessuto sociale, fino a toccare il “punto critico” in cui ci troviamo. I problemi economici “globali” non sono affatto disgiunti dai problemi etici, politici, ambientali ed è illusorio pensare di risolvere un aspetto senza curare l’intero “corpo”.
Come sta la sinistra italiana? E quella europea?
La sinistra italiana (ma il discorso in parte vale anche per l’Europa), per motivi che in questa sede sarebbe troppo lungo spiegare, finora non è purtroppo riuscita a offrire un vero “modello alternativo”, né a proporre soluzioni o interpretazioni di questa fase di transizione. Un ampio spaccato della sinistra vive una crisi da mancanza di leadership, che si trascina fin nelle istituzioni di “periferia”, sotto forma di comportamenti discutibili, inefficienza, incompetenza, casi di scarsa coerenza tra pensiero e azione, e in generale, salvo qualche eccezione, incapacità di analisi di ampio respiro. Nell’immaginario collettivo si viene così confusi, a torto o a ragione, con la “casta” perché sta mancando, la capacità di proporre un grande progetto “educativo” innanzitutto basato, per l’appunto, sui comportamenti personali dei leader.
Che fare?
La crescita, lo affermano ora anche gli economisti più onesti non è più misurabile solo in termini di percentuali di PIL e di fatturato, ma passa dalla convinzione che si possa proporre un diverso modello di vita che includa i rapporti umani, il rispetto dell’ambiente, il gusto della ricerca, il senso della legge e delle libertà civili. Le fluttuazioni economiche, i conflitti, non appaiono superabili prescindendo da valori essenziali come l’onestà, la sobrietà, il rispetto per il prossimo (indipendentemente dalla razza, dalla religione, dalla provenienza). Oggi le basi della convivenza sono incrinate da una lotta tra fazioni contrapposte che, più che una lotta politica, alla gente comune sembra una guerra tra bande, in difesa di interessi corporativi o addirittura personali. Per questo è così difficile attuare riforme, razionalizzare la spesa e la burocrazia, ridurre l’evasione fiscale attraverso strumenti come la tracciabilità, la detraibilità di ogni spesa, l’individuazione dei beni di lusso sfoggiati. In questo modo diventa ovviamente arduo anche combattere le organizzazioni malavitose.
La religione civile espressa nei millenni dalla scuola repubblicana (forse molti non sanno che anche il repubblicanesimo ha una storia millenaria) oggi suggerisce l’idea che tutto sia indissolubilmente legato e che il bello, lo star bene, l’essere sereni, lo sconfiggere la paura dipendano essenzialmente anche da noi, da come viviamo e non sempre dal nostro vicino. Occorrerebbe, in altri termini stroncare la cultura familistica, dell’assistenzialismo peloso, dello “scaricabarile”, del “fatti furbo”, del “non sta qui il problema”. Nessuna riforma può prescindere da questi prerequisiti di responsabilità che costituiscono il primo riferimento per una sinistra democratica degna di questo nome e, in generale, per ogni comportamento politico, indipendentemente dallo schema destra-sinistra. Purtroppo, invece, la sinistra ha spesso rincorso una “quotidianità” che, specie nell’azione del governo italiano, in termini di moralità, senso dello stato, equità sociale ha rappresentato l’esatto opposto di questa cultura. Siamo cioè in un circuito vizioso da cui non si esce solo attraverso calcoli ragionieristici o formule economiche ma accettando e condividendo un modo di vivere più virtuoso. Il problema sta nell’individuare qualcuno in grado di impartire e diffondere, credibilmente, questa lezione.
Leggi il nostro sito? Hai qualche consiglio da darci?
Il sito mi pare svolga egregiamente, tenendo conto dei mezzi a disposizione, un prezioso compito di sensibilizzazione.
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