SOLIDARIETA' AI RAGAZZI SIRIANI CHE COMBATTONO IL REGIME A DARAA
"dal 18 marzo i ragazzi della città di daraa nel sud della Siria offrono il petto alle pallottole dei soldati del regime ,armati solo di parole che erano sparite da tempo dal vocabolario degli arabi “no alla violenza” “stop alla corruzione” “no settarismo” “chi uccide il propri cittadini tradisce il popolo”
Così il giornale britannico della comunità araba di quel paese (al Quds al Arabi) inizia un appello a favore dei ragazzi che stanno morendo nella città siriana assediata dall' esercito del regime, che sta commettendo ogni genere di atrocità.Tutte le attività di mobilitazione e assistenza sono organzzate da gruppi spontanei di ragazzi.
L' appello del giornale , tradotto da “internazionale” di questa settimana così si conclude
“Dal poliziotto sino al presidente tutte le autorità hanno perso il controllo . Il regime accusa i manifestanti di essere degli islamisti quando vorrebbero creare uno stato non religioso. Poi li accusa di essere massoni e sionisti quando invece sostengono la causa dei palestinesi, Palra di infliltrazioni dall' estero ma sono tutti ragazzi di Daraa. E probabilmente non ha capito che è l' inizio della fine della dittatura
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INTERNET , INFORMAZIONE E LOTTA ALLA DITTATURA
Una cara amica Alessandra R su facebook a propostio della lotta del popolo siriano contro il regime di Assad ha postato una riflessione di speranza sul ruolo di internet contro ogni dittatura.
Mentre facciamo nostra questa speranza , segnaliamo la riflessione per il valore ancora più ampio sul rapporto fra conoscenza e libertà , tema molto caro a noi mazziniani
Ecco perchè INTERNET ci salverà dalle dittature
:
Credo che, oltre alla paura e all’orrore, l’altro elemento, non meno potente che nella popolazione inibiva alla radice il senso del comico verso i dittatori fosse il consenso psicologico.
Difatti, il vero tirano non vuole soltanto comandare: vuole anche essere amato; e questa risposta popolare di entusiastica approvazione ad ampio livello e’ una caratteristica costante – come ognuno sa, anche se spesso le vorremmo dimenticare – nella prima fase di ogni dittatura. Donald Winnicott, durante l’ultima guerra mondiale, ha detto: <<L’essere comandato arreca all’uomo grande sollievo e richiede soltanto che egli renda onore all’eroe che se ne prende l’incarico>>
E’ questo che prepara la strada alla dittatura e la alimenta. Cedere la responsabilita’ a un capo idealizzato garantisce non solo il piacere di ricevere ordini, ma anche, identificandosi proiettivamente col capo stesso, il piacere che deriva dall’esercizio della crudelta’ e della stupidita’.
Il patto inconscio di tutti i tempi tra dittatore e popolo – nella fase dell’ascesa – e’ quello di rimandarsi reciprocamente una immagine grandiosa, onnipotente, di esaltante narcisismo: la qualita’ superiore indiscussa della razza, del popolo, del destino.
Il senso di gloriosa fierezza, di orgoglio, di emozione incomparabile – tipico delle dittature – non richiede alcuno sforzo: basta l’appartenenza al gruppo.
Evidentemente, questa nevrosi collettiva, basata sul rinforzo reciproco del consenso speculare, e’ sostanzialmente fragile e puo’ funzionare solo in un sistema chiuso, protetto da ogni contatto e confronto con l’esterno. E’ comprensibile, quindi, la xenofobia del fascismo: dalla lingua, al whisky, ai film dei fratelli Marx.
Per recuperare il senso delle proporzioni (e quello del ridicolo) e’ necessario attraversare l’amarezza della disillusione. ( di Simona Argentieri )
Pacifisti italiani contro il regime di damasco
Polemiche nel mondo pacifista
Un parte delle associazioni pacifiste italiane , raggruppate intorno alla tavola della pace di Assisi scende in campo per fermare il massacro in Siria . La decisione viene contestata da quelle più "ortodosse"
Manifestazione contro il massacro siriano
Ma è polemica sull’intervento straniero
L'appuntamento è fissato per domani. Rilanciato dalla sezione italiana del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), l'evento vede contrarie molte associazioni pacifiste che nella richiesta d'intervento anti - Assad vedono il rischio di riprodurre il caso Libia
Tutto è cominciato con un messaggio di Flavio Lotti il 10 febbraio scorso che invitava il pacifismo italiano ad aderire a una manifestazione, domenica 19 febbraio a Roma, indetta dalla sezione italiana del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), importante gruppo – forse il più noto – dell’opposizione al regime di Assad. Lotti, coordinatore della Tavola della pace, spiegava che la situazione è circondata da un’informazione che spesso diventa “strumento di guerra” ma che se “abbiamo bisogno di capire, riflettere, discutere” è anche necessario “agire”. Alla manifestazione hanno aderito i gruppi più importanti del movimento: Libera, Articolo21, Cgil, Arci, Acli, Beati, Terra del Fuoco e molti altri.
Nelle stesse ore, una sessantina di associazioni non meno pacifiste, capeggiate da Peacelink, una delle più antiche formazioni arcobaleno italiane, diffondeva un Appello nel quale, citando “una crescente campagna mediatica spesso basata su resoconti parziali e non verificabili”, chiedeva all’Onu di “agire immediatamente per fermare ogni tentativo di intervento militare straniero contro la Siria e di favorire una vera mediazione”. Apparentemente le cose non sembrano in contraddizione ma solo qualche giorno dopo i distinguo sono venuti alla luce.
Con una “Lettera aperta sul 19 febbraio” una decina di associazioni e reti (tra cui Peacelink ovviamente ma anche Ong importanti come “Un ponte per”) si sono dissociate “nettamente dalla manifestazione indetta dal Cns” non potendo “condividere le ragioni di quanti aderiscono a quella piattaforma”. Il motivo è il rifiuto del rischio di “un’altra guerra ‘umanitaria’ che, come in Libia, sotto la pretesa di proteggere i civili ha scatenato invece la ferocia dei bombardamenti”. I firmatari ritengono poi che il contestatissimo veto di Russia e Cina alla risoluzione Onu del 4 febbraio abbia scongiurato questa “minaccia”. Spaccatura insomma: gli uni per evitare di essere al solito accusati di stare zitti (“Dove sono i pacifisti”? E’ il refrain di chi li detesta), gli altri per il timore che un eccesso di pressione finisca a tradursi in un ennesimo conflitto.
Sul banco degli imputati c’è il Cns il cui rappresentante per l’Italia, Dachan Mohamed Nour, ribattte sul sito della Tavola che: “La manifestazione di Roma ha un unico scopo: fermare le violenze del regime e salvare la popolazione inerme. Per questo rimaniamo perplessi davanti a tanti amici che ancora legano questa manifestazione all’idea di bombardamenti o interventi armati”. “Si chiede solo – aggiunge – la protezione dei civili e l’apertura di corridoi per favorire l’ingresso degli aiuti umanitari. Dunque, qual è il problema”?
Gli risponde la giornalista ed ecoattivista Marinella Correggia che gli contesta posizioni in Italia diverse da quelle “internazionali del Cns, che varie volte ai partner occidentali e arabi ha chiesto l’intervento armato o almeno la no-fly zone”. Dachan inoltre “non può ignorare che il ‘suo’ Cns ha sempre rifiutato ogni negoziato e ha un patto di collaborazione con i gruppi armati che ricevono armi, soldi e persone dall’estero. Che fanno decapitazioni, attacchi a civili e sabotaggi”.
Flavio Lotti preferisce evitare polemiche ma tiene a sottolineare che l’adesione alla manifestazione è fatta su una piattaforma più che chiara: “Dialogo, garanzie e aiuto alla popolazione civile e no a nuove armi che entrino in Siria ad alimentare il conflitto”. Detto questo, conclude, “in Siria c’è una legittima rivolta e non un complotto internazionale, anche se è un terreno di scontro di poteri forti esterni al Paese. I distinguo e la prudenza vanno bene ma il silenzio no e finora ce n’è stato abbastanza”.
Sergio Bassoli della Cgil aggiunge: “Quel che sta succedendo in Siria ha bisogno di una presa di posizione contro il governo siriano che non è in grado di garantire la sicurezza dei propri cittadini. Ma siamo per l’opzione politica e contro chi pensa a soluzioni militari interne o internazionali. La ‘lettera aperta’ fa parte delle interpretazioni e differenti posizioni fondate su letture politiche diverse e quindi rispettabili. Diventa però difficile da capire e da rispettare l’accusa di essere il traino di macchinazioni guerrafondaie”.
Insomma la “lettera aperta” viene rispedita al mittente e del resto non sembra aver fatto breccia più che tanto nel mondo del pacifismo italiano. Ma nonostante le ragioni della maggior parte del pianeta arcobaleno facciano quadrato attorno al pericolo di una stasi già vista (per cui, per evitare di sbagliare, è meglio limitarsi a stare a guardare), nemmeno gli altri hanno tutti i torti anche se corrono il rischio di essere confusi proprio con la propaganda del regime di Assad. L’informazione che viene dalla Siria è molto univoca perché proviene da due fonti inconciliabili che hanno tutto l’interesse a spararla più grossa. Le fonti indipendenti sono poche e su quelle giornalistiche è bene, a volte, essere prudenti, come nel caso di Al Jazeera, la tv che risiede in un Paese – il Qatar – che ha avanzato l’idea di un intervento addirittura di terra. Inoltre la galassia jihadista e quella più moderata dell’islam politico trovano in Siria terreno fertile nei gruppi di opposizione. La rivista strategica Stratfor ha messo in guardia sul rischio jihadista. Quanto a quello islamista non è una novità che Paesi come Qatar e Arabia saudita preferiscano appoggiare i Fratelli musulmani nei “nuovi” Paesi risvegliatisi con la Primavera araba che non gruppi laici e vagamente sinistrorsi. Una componente della società siriana che pure esiste ma ha poca voce e scarsissima risonanza. Nessuno la finanzia e tantomeno, gli fornisce armi come invece avviene con il cosiddetto Esercito libero della Siria, effettivamente sponsorizzato dal Cns.
di Emanuele Giordana
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/manifestazione-contro-massacr...
Cresce la solidarietà ai patrioti siriani
Si incomincia a muovere la solidarietà a favore di chi combatte il regime di Damasco
Manifestazione a Bologna , con la partecipazione di cittadini e del segretario della CGIL
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/03/17/news/in_piazza_contro_as...
presa di posizione del PD di Rovigo e di Modena
http://www.rovigooggi.it/articolo/2012-03-17/stop-ai-massacri-in-siria/
http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Fermiamo+il+massacro+in+Siria...
Russia e Cina pongono il veto alla risoluzione sulla Siria
Il veto della Cina e della Russia sulla risoluzione a supporto del piano lega araba sulla situazione in Sira ha suscitato varie reazioni, ne da conto il sito il Journal
Gli Stati Uniti fanno appello alla comunità internazionale affinchè si raddoppi l'impegno contro la Siria di Bashar al Assad in modo da superare il veto di Russia e Cina alla risoluzione dell'Onu
La Lega Araba, che ha contribuito a stilare la rusoluzione , ha rinnovato comunque l’impegno a risolvere la questione siriana.
Gli oppositori al regime del Consiglio nazionale siriano hanno definito la bocciatura della risoluzione “una licenza d’uccidere” per Assad
Mentre infatti al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York si muoveva la diplomazia ad Homs, centro della rivolta in Siria, entravano in azione i carri armati e i soldati del regime. Incerto il numero delle vittime che comunque rientra nell’ordine delle centinaia per quello che è stato uno dei più sanguinosi atti di repressione.
L’inviata della tv satellitare Al Jazeera, Jane Ferguson, è andata ad Homs e con una serie esclusiva di reportage sta mostrando come si vive nei quartieri che sono l’obiettivo costante delle forze di sicurezza di Assad. Anche se non si comprende la lingua le immagini da sole riescono a rendere l’idea. Il primo video è l’ultimo in ordine temporale
(per i link ai video) http://www.iljournal.it/2012/siria-nel-quartiere-bombardato-di-homs-vide...
anche al jazeera in inglese riporta queste reazioni , compresa quella del ministro degli esteri tedesco Westerwelle che propone un gruppo di contatto per porre fine alla e violenze , proponendo un ruolo significativo a Turchia e Lega Araba
http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2012/02/20122513618970818.html
Siria , segnali di confronto armato,il ruolo della turchia
La crisi economica che sta attraversando l' Europa ha messo un pò in sordina gli avvenimenti in Siria , ma purtroppo la situazione precipita sempre più, il sanguinario regime degli Assad continua una repressione selvaggia , con torture e massacri nelle strade delle citta in rivolta.
Si accentuano d'altra parte i segnali di una resistenza armata , molti sono stati gli scontri tra cui quello in cui 37 militari fedeli ad Assad sono stati uccisi dai gruppi delle forze armate che hanno disertato
http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_11/siria-conflitto_390e1db4-23...
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201112150920-ipp-rt10014-siria_...
Le truppe che sono passate alla rivolta (Esercito libero di Siria) secondo alcune fonti troverebbero rifugio in zone cuscinetto ai confini della Turchia , protette dall' esercito di Ankara .Vi sarebbero anche militari francesi ed inglesi per addestrare i ribelli , mentre con il supporto del Qatar avrebbero passato il confine veterani della appena conclusa guerra in Libia
A ciò il regime di damasco starebbe rispondendo minacciando l' uso del proprio arsenale chimico
http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/turchia/2011/12/13/visua...
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-13/confusa-escalation-cri...
http://www.repubblica.it/ultimora/esteri/debka-siria-punta-missili-a-tes...
Molti osservatori internazionali si interrogano sul ruolo della Turchia nella crisi
Il dayly star libanon , il più diffuso giornale in lingua inglese del Medio Oriente sottolinea come la turchia fortemente affiancata daglia lleati occidentali e arabi , punta alla caduta di Assad , ma aspetta sia una posizione ufficiale dell' ONU, sia che l' opposizione siriana si consolidi e si organizzi per evitare che con la caduta del regimi si estenda il caos
http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2011/Dec-16/157086-turkey-a...
mentre il conservatore New York Post delinea un disegno turco per consegnare il governo della siria alla maggioranza Sunnita , che porterebbe la siria in un ruolo di protettorato di Ankara, così come il Libano lo è stato, per l' appunto della Siria
http://www.nypost.com/p/news/opinion/opedcolumnists/leaving_syria_future...
La repressione in Siria, il silenzio dell’ ONU e la Turchia…
L’ ultimo numero di “internazionale” (902-17-23 giugno 2011) dedica molta attenzione alla situazione Siriana ; riporta , tra l’ altro un brano del Guardian, molto critico nei confronti dell’ indifferenza nei confronti delle brutalità del regime siriano : “in occidente c’è una scuola di pensiero secondo cui in Medio Oriente un dittatore è sempre meglio dell’ anarchia : Oggi però bisogna rsistere a questa tentazione anche perché la famiglia assad non sembra neanche più in grado di controllare il paese . La crisi sta rendendo globali i problemi dei siriani… ora sono migliaia i disperati che cercano rifugio in Turchia.” Il Guardian continua ricordando che ora Britannici ed americani pur considerando irrealistica un’opzione militare vorrebbero una condanna dell’ ONU, ma in realtà non viè nessun piano per serie sanzioni economiche e giuridiche. Per non parlare di Russia e Cina che disertano le riunioni sull’ argomento. E poi conclude “ A coinvolgere l’ occidente potrebbe essere la Turchia : sempre che decida di voler far qualcosa per difendere i suyoi confini dall’ ondata di profughi siriani. Ma se intervenissi Ankara, il mondo pagherebbe un prezzo molto alto per aver finto che Assad fosse un problema di qualche altro.”
Conclusione molto irrealistica a prima vista, ma nello stesso numero appare numerosi articoli sui rapporti turco siriani . Il giornale turco di ispirazione nazionalista Hurriyet descrive con un ampio articolo l’ orrore della repressione siriana ;Zaman ( giornale conservatore vicino al partito di Erdogan) invita il governo di Ankara a mutare atteggiamento verso Assad anche se giustifica il precedente rapporto di buon vicinato che avrebbe aiutato la nascita di un opposizione , dopo aver esaminato le negative conseguenze economiche di una rottura con damasco , continua così : Ankara è consapevole di non poter continuare a giustificare un regime assetato di sangue…. Qui il problema prescinde dalla questioni economiche e riguarda la credibilità regionale di Ankara. Il paese dovrà decidere presto da che parte stare . E dovrà schierarsi con la democrazia , la libertà e il cambiamento” Per finire Robin Yassin Kassab sul prestigioso Foreign Policy descrive le difficoltà per la Turchia di fornte alle persecuzioni della popolazione siriana in particolare quella sunnita , e dall’ arrivo dei profughi specie se incominciassero a arrivare curdi. E pur considerando improbabile un intervento militare considera più fattibile la creazione di una zona cuscinetto , una sorta di “santuario” per gli esuli, ma anche per l’ opposizione , compresa quella armata.
In questo quadro le preoccupazioni del guardian acquisiscono un’ altra luce
G. LERNER IL MONDO ARABO DI FRONTE ALLA MORTE DI OSAMA
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Molti commentatori riportano come nella gran parte del mondo mussulmano, con alcune eccezioni ovviamente, il fatto sia passato senza particolari emozioni, al cairo hanno continuato a guardare le partite , riferiva un corrispondente, alcuni hanno anche accolto positivamente la notizia, gli eroi sono altri !
Se non ci saranno ritorni di fiamma questa è una vittoria ancora più grande dell' eliminazione di un pluri assassino. Certo non è tutto merito di Obama , ma qualcosa la sua politica evidentemente ha contribuito, e questo proprio per la discontinuità con il suo predecessore
Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
La morte di Osama Bin Laden segna la chiusura di un decennio contrassegnato dalla paura occidentale ma anche dal contemporaneo declino delle posizioni integraliste nel campo musulmano: nessuna importante nazione islamica è caduta preda dei terroristi alla Bin Laden, dopo la loro estromissione dall’Afghanistan.
E’ un bene che questo successo militare statunitense sia stato conseguito da un presidente come Obama, in grado di trarne consenso interno e utilizzarlo per proseguire il dialogo con il mondo arabo e l’islam, ben diversamente dal suo predecessore Bush.
Dopo Bin Laden, il terrorista, ora tocca ai dittatori. Anche ai dittatori che l’occidente definiva “moderati” e con i quali instaurava partnership privilegiate motivandole proprio con la necessità di fronteggiare il terrorismo islamico. Niente più alibi, adesso. Non sarà certo con blitz militari come quello vittoriosamente condotto in Pakistan da un commando Usa che si compirà il destino storico delle dittature nel mondo arabo. I dittatori cadono quando a muoversi sono i popoli oppressi. Ma è un ottimo auspicio che proprio ora, all’inizio di questo moto di liberazione dal Nordafrica al Levante, esca di scena sconfitto l’artefice dell’11 settembre 2001.
Ora dobbiamo cambiare mentalità. Non riesco neanche a concepire, per esempio, che il mio sostegno ai popoli arabi in lotta per la libertà, in Siria come in Libia, debba essere condizionato dai vantaggi o dagli svantaggi che ne deriverebbero a un luogo pure a me carissimo, Israele, dove vive gran parte della mia famiglia. Lo Stato ebraico verrebbe meno alla sua missione salvifica, storica e spirituale, qualora concepisse di fondarsi sulla schiavitù dei suoi vicini. Mi fanno tristezza i governanti israeliani (non tutti, per fortuna) che invitano Obama e l’America a sostenere i dittatori in carica, nel nome di un malinteso, miope interesse nazionale.
Certo, vedo anch’io Berlusconi e Bossi che litigano sulla guerra libica ma che, fosse per loro, manterrebbero in vigore il cinico trattato d’amicizia stipulato nel 2008 con Gheddafi; così come avrebbero lasciato in carica due dittatori come Ben Ali e Mubarak in Tunisia e in Egitto. Ma per l’appunto l’estensione, la durata e l’eroismo della rivolta araba cui stiamo assistendo, dovrebbe avere ormai chiarito al nostro establishment che deve, dobbiamo misurarci con un passaggio storico eccezionale. Un vasto moto di libertà che probabilmente necessiterà di anni per compiersi, e purtroppo di molto sangue versato, ma è inarrestabile e non può lasciarci indifferenti o ostili.
I giovani della sponda Sud del Mediterraneo sono disposti a morire pur di farla finita con i regimi che li opprimono. Per cultura, linguaggio e aspirazioni si rivelano molto più simili a noi di quanto saremmo stati disposti ad ammettere.
Regimi spietati come quello di Muammar Gheddafi in Libia e di Bashar al Assad in Siria sono divenuti antistorici, inaccettabili da una popolazione giovane, istruita, urbanizzata, informata, connessa col mondo occidentale. Relazioni privilegiate con questi dittatori, sulla pelle dei loro popoli, non sono più neanche convenienti, a parte il disonore.
Quando ci si chiede perché allora l’Onu abbia schierato truppe contro Gheddafi in Libia, ma non contro Assad in Siria, la risposta, credetemi, non è la più banale: perché in Libia c’è il petrolio. E’ molto più complicato. Gheddafi non è al centro di una rete di sostegno vasta e varia (Iran, Turchia, ma anche Arabia Saudita) come Damasco, capitale storica del mondo arabo. Dopo la fine di Bin Laden spero riacquistiamo una visione fiduciosa del domani.
http://www.gadlerner.it/2011/05/04/il-mondo-arabo-volta-pagina-dopo-osama.html
Carlo Rosselli : patria e morale
Oggi a Madrid domani a Roma, siamo antifascisti poiché non misuriamo la patria a cannoni ed a frontiere ma con il nostro mondo morale e con la Patria di tutti gli uomini liberi.
Carlo Rosselli, scritti autobiografici 1936