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UNA MANOVRA EFFICACIE MA INIQUA

Una manovra degna di una destra onesta, pulita ed efficiente, tipologia politica che non eravamo abituati da tempo a considerare ,.

 

La manovra fa pagare prevalentemente i soliti ceti che erano stati scorticati dalle precedenti manovre Berlusconi : lavoratori dipendenti , utenti di servizi pubblici , pensionati e soprattutto pensionandi . La differenza è che questa volta la manovra è stata accompagnata per lo meno da misure poco più che simboliche che graveranno su altri ceti. Molti appartenenti agli “happy fews” probabilmente avranno un danno economico molto inferiore a quello di una significativa parte di pensionandi. Ma comunque che almeno ci si provi è importante .

 

Il complesso della manovra appare positiva , è la reazione dei mercati è lì a testimoniarlo , ai mercati ovviamente non interessa che sia equa ( anzi verrebbe di dire) , e questo è l’elemento più difficoltoso .

Come dicevamo non colpisce unicamente lavoratori dipendenti , utenti di servizi pubblici , pensionati e soprattutto pensionandi ., come le precedenti del governo Berlusconi , ma prevalentemente si , soprattutto se si considera l’ insieme delle manovre dalla scorso estate l’effetto su quei settori della popolazione è devastante.

 

Probabilmente la parte relativa ai tagli della spesa pubblica difficilmente avrebbe potuto colpire diversamente ( anche se una riconsiderazione delle spese militari in un momento come questo avrebbe avuto senso) , anche la riconsiderazione della scandalosa assegnazione gratuita delle frequenze televisive avrebbe creato entrate non tributarie. Ma su quest’ ultime non c’è chi non veda che esse stesse colpiscono in gran parte soliti ambienti , appare come non si sia preso inesame che - ferma restando la proporzione fra tagli di spesa ed entrate tributarie - la gran parte di quest’ ultime avrebbe potuto ricadere su un certa parte della popolazione ad esempio come dice l’ OCSE in un recente studio “, la quota di reddito nazionale complessivo detenuta dall'1% piu' ricco e' passata dal 7 al 10% negli ultimi 20 anni.” , cioè una piccola minoranza negli anni più difficili dell’ economia italiana si è oltremodo arricchita

http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_05/ocser-disuguaglianza-redd...

 

D’altra parte come ricordava il presidente dell’ ISTAT in una recente trasmissione, negli ultimi, ancora più difficili, anni di vita italiana dipendenti e pensionati hanno ridotto la loro propensione al risparmio , imprenditori e professionisti l’ hanno incrementata

 

http://www.youtube.com/watch?v=D4U7Hn1rQpI&list=PL58B0DDD48A45AA1F&index=21&feature=plpp_video

(la frase da noi riportata è al minuto 3,22)

 

La manovra inoltre ha creato sperequazioni intollerabili a anche all’ interno di singole categorie , già circolano esempi in cui un lavoratori per il fatto di essere nato il 1 gennaio 1952 dovrà allungare a parità di condizioni la propria vita lavorativa di 5 anni rispetto ad una altro nato 24 ore prima , è chiaro che le soglie di età comportano sempre paradossi , ma la mancanza di gradualità in casi come questo lascia più di un dubbio di costituzionalità .

 

http://www.repubblica.it/economia/2011/12/05/news/pensioni_chi_sono_i_pi...

 

 

Da ultimo un paragone con la manovra del 1996 del Governo Prodi , molto meno pesante , ma contenente un elemento non secondario , oltre a promettere che a fronte di sacrifici ( anche in quell’ occasione non uguali per tutti)  si promise alla categoria più colpita ( identificata sui contribuenti IRPEF a cui fu chiesto un prelievo straordinario) che nell’ auspicato caso che fossero venuti tempi migliori vi sarebbe stato un risarcimento non solo al Paese nel suo insieme ma alle singole persone che avevano sopportato i più pesanti sacrifici. Cosa che poi avvenne con la restituzione del 70% del prelievo forzoso . Nulla di tutto ciò ha detto il Presidente Monti nel suo fervorino iniziale

 

 

ANTARES pugno di ferro contro l' evasione

Carissimi amici repubblicani.
Il Governo Monti ha aperto la lotta sistematica all'evasione fiscale sguinzagliando in giro per l'Italia,Guardia di Finanza ed agenzia delle entrate,spedendoli in giro per bar,ristoranti,negozi,attività commerciali.
Risultato: in alcuni negozi si è registrato un impennata dell'emissione degli scontrini con percentuali incredibili e la cosa più sorprendente è che l'evasione è un vizio tutto italiano,dalla Sicilia al Brennero,da Milano da bere a Napoli.
La cosa non deve stupire più nessuno,il viziaccio italico di evadere il fisco,supportato dalla mentalità furbesca e ignorante degli italiani permette,ai soliti noti di fare il bello e il cattivo tempo.
Ed ecco che un gioielliere o un ristoratore,guadagna,stando alla dichiarazione dei redditi,quanto un operaio metalmeccanico,andando a fare la spesa,però,con una Ferrari o una Jaguar.
I controlli sistematici e approfonditi servono fino a un certo punto. Per eliminare il vizio deleterio dell'evasione,e far si che lo stato,accorgendosi degli ammanchi,non chieda altre tasse da pagare ai lavoratori onesti è necessario introdurre un sistema drastico e radicale.

Una volta accertata l'evasione,la Guardia di Finanza,l'Agezia delle entrate,ed Equitalia devono innanzitutto chiudere immediatamente l'attività commerciale,arrestare il gestore della stessa e sequestrare tutti i conti correnti,patrimoni immobiliari e la confisca di auto di lusso appartenenti all'evasore.

Ma voglio lanciare una nuova proposta shock: scoperta e accertata l'evasione bisogna colpire anche i patrimoni economici e immobiliari della famiglia dell'evasore lasciandoli senza casa,vestiti,soldi e quant'altro,scaraventati al più vicino angolo di strada e costretti a chiedere l'elemosina.
Non basta. Lo stato deve anche confiscare,pignorare e sequestrare anche i beni economici e immobili,dei commercialisti compiacenti che hanno permesso al gestore di evadere le tasse.
Solo in questo modo, il viziaccio dell'evasione può essere sconfitto una volta per tutte.
Non se la prendano gli spiriti umanitari se ci sarà qualche poveraccio in più,si tratta dei furbetti che hanno vissuto per anni frodando il fisco ed eludendone i controlli.

Chi vorrà in seguito aprire una attività commerciale,ed è onesto e lavoratore,non avrà certo paura di questo strumento deterrente. Al contrario,chi voleva fare il furbetto sarà costretto ad astenersi e fare altro nella vita che aprire un negozietto per andarsene in giro in città con Suv e Ferrari.  ANTARES.

Micromega e la discussione sul mercato del lavoro

Molti interessanti interventisono apparsi su micromega sul tema del mercato del lavoro e delle proposte di riforma (tema sul quale purtroppo intervengono spesso lo stesso premier Monti e i suoi ministri con battute di scarso gusto, che il giorno dopo devono smentire o correggere)

Segnaliamo qui un articolo di Luciano Gallino che contrappone un analisi tecnica ad un certo pressapochismo che abbiamo letto sull' argomento

http://temi.repubblica.it/micromega-online/lavoro-le-ricette-immaginarie/

e uno di Emiliano Brancaccio che fa giustizia dei luoghi comuni sui pretesi salvifici effetti della cd flessibilità

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-maggiore-precarieta-non-riduce-la-disoccupazione/

TullioC ed Edera Rossa sulla flessibilità

L' articolo di Brancaccio postato sul gruppo di discussione Repubblica e Progresso dall' amico Stefano ha portato alcuni commenti , ne riportiamo alcuni fra i più articolati

TullioC

La flessibilita' esiste gia' nelle migliaia e migliaia di aziende al di sotto dei 15 dipendenti.2.700.000 precari 430.000 coco centinaia di migliaia le false partite IVa,un esercito di disoccupati . COn le procedure di mobilita' (legge 223 ) si licenzia quando si vuole .Allora perche' tanto accanimento sull'art.18??? Perche' o si e' ignoranti o si vuole un lavoro senza dignita' e schiena dritta.Un revanscismo fascista per una societa' di schiavi. Un tentativo di rivalsa sui diritti delle persone.Governo tecnico o governo reazionario???

Edera Rossa

credo che dietro la parola flessibilità si nascondano situazioni sufficentemente diverse e difficilmente confrontabili. Ad esempio un conto è la flessibilità di chi fa un lavoro superspecializzato ed accetta l'idea di svolgerlo cambiando con frequenza posto di lavoro , ma viene pagato adeguatamente sia per la sua specializzazione sia per il fatto che interviene nella vita di una azienda solo in determinate situazioni ; altro conto chi è assunto senza sapere per quanto tempo potrà contare su quel posto di lavoro e magari è anche sottopagato. Credo che vi possano essere situazioni nelle quali le aziende hanno bisogno di più personale, o di una particolare qualifica, solo per un determinato periodo; ma questo deve essere più ampiamente ricompensato; altra cosa è il periodo di prova, ed altra cosa il precariato come occasione di minori salari e di mancanza di tutele sindacali ( e purtroppo anche di disponibilità ad accettare di fare un po' di lavoro in nero o di lavorare come a cottimo) . Altro discorso ancora quello sulla possibilità ed i modi di licenziamento , tema gravitante attorno all'art. 18 anche se in realtà di una dimensione più ampia . Credo sia difficile stabilire dei modelli sufficentemente rispondenti alla realtà per capire se la maggiore flessibilità ( che è cosa diversa da paese a paese) comporti maggiore o minore occupazone totale. Difficile una analisi fatta "ferme restando le altre condizioni". Credo che in una economia di frontiera, in una economia che sta uscendo dalla miseria, magari una maggiore flessibilità possa dare anche risultati notevoli in fatto di occupazione ( ma con costi umani molto elevati) . Dubito che in una economia che è anche economia del consumo, in una economia nella quale si sia soliti programmare le proprie spese quali il mutuo casa sia immaginabile che una situazione di forte incertezza per milioni di cittadini possa comportare un incremento dell' economia e quindi dei posti di lavoro , ma la mia è una impressione.

Purtroppo accade anche che i capitali siano attratti non so oda dove il loro investimento sia razionalmente più conveniente, ma anche da dove l'imprenditore ha la sensazione di poter giocare più liberamente tutte le sue carte ( ed il personale viene considerato come una variabile a fisarmonica ). Credo che lo sbandierare l'idea che la flessibilità ( possibilmente quella degli altri)sia utile alla economia generale sia una delle tante mode , come era quella anni fà della utilità di una economia alla giapponese con tanto di alza bandiera aziendale e fedeltà alla ditta per tutto il corso della propria vita e con risvolti anche nelle proprie attività private. Troppo spesso si fanno passare per esigenze economiche certe impostazioni che rispondono a tutt'altre logiche ( si pensi alle fiabe a favore della ripresa demografica) . Credo inoltre che si debba non solo contare il numero dei posti di lavoro, ma anche la loro qualità, il salario medio, le condizion idi vita nelle aziende ecc.ecc. Difficile mettere d'accordo interessi, analisi più o meno scientifiche, pregiudizi ideologici, visione politica, ecc. ecc. Credo, in definitiva, che non sia detto che una maggiore flessibilità ( genericamente intesa,) comporti un maggior numero di posti di lavoro, ma certamente rischia di comportare una peggior qualità delal vita sui posti di lavoro. Se noi paleorepubblicani siamo per il "capitale e lavoro nelle stesse mani" sarà pure per qualcosa.

Il senatore A VITA Monti trova monotono il posto fisso

Il presidente del consiglio Monti trova che il posto fisso sia monotono, appare strano detto da chi ha appena accettato una comodissima carica a vita . Evidentemente i consensi e gli elogi per cose indubitabilmente positive che sono state compiute possono dare alla testa .

 http://www.repubblica.it/politica/2012/02/02/news/passera_tranche_liberalizzazioni-29190372/

Liberalizzazioni , qualche passo avanti e molta cautela

C'è il decreto sulle liberalizzazioni , alcuni passi interessanti , ma anche molta prudenza e attenzione alle proteste delle categorie "offese", certo se il governo Monti avesse usato la stessa insensibilità e determinazione ( nonchè mancanza di concertazione) utilizzata per il massacro delle pensioni , le opportunità per i giovani sarebbero aumentate . Ma si vede che il patto fra generazioni qui non funziona.

Riportiamo il link ai  commenti di Repubblica e il Fatto, sostanzialemtne condivisibili

http://www.repubblica.it/economia/2012/01/21/news/dossier_liberalizzazio...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/nuove-liberalizzazioni-andant...

 ecco invece un intervento su "diritto di critica " sulle prospettive dei givoani se si incidesse sui blocchi corporativi

 

IL PUNTO - Tassisti, farmacisti e notai sono sul piede di guerra: "Ci uccidete". Ma perché non possono confrontarsi con il libero mercato come tutti gli altri?

liberalizzazioni taxi e1327062294893 500x320 Via le licenze per creare posti di lavoro e abbassare le tariffe“Se il governo liberalizzerà il nostro settore, chiuderemo”. È questo il mantra che ogni giorno sindacalisti e rappresentanti di categoria ripetono nei vari talk tv. Tassisti, avvocati, farmacisti (per ora non si sono visti i notai) queste liberalizzazioni non le vogliono. “Alcune sono utili, ma non quella che ci riguarda”, spiega Loreno Bittarelli, uno dei leader dei tassisti. Come a dire: “Sono favorevole alle liberalizzazioni, basta che non tocchino i miei interessi”. Insomma, in perfetto stile italico. Ma quello che queste categorie vogliono far passare come un’ingiustizia, in realtà non è altro che un beneficio per la comunità tutta.

Il libero mercato. Supponiamo che oggi un giovane voglia aprire un negozio di scarpe. Al di là di lungaggini burocratiche, di tasse e affini, lo può fare liberamente. Se nel raggio di vari chilometri non ha negozi concorrenti, potrà applicare un certo prezzo, riuscendo ad intascare anche un margine di profitto. Se invece si ritrova in una zona urbana dove gran parte dei negozi vendono scarpe, per entrare nel mercato dovrà fare un prezzo concorrenziale, in pratica uguale o minore al prezzo medio che gli altri negozi applicano. Il suo ingresso nel mercato porterà ad una riduzione delle quote di mercato degli altri: le fette della torta divengono più piccole. Se riuscirà ad abbattere alcuni costi e avrà una gestione intelligente del proprio negozio, conquisterà fette grandi, altrimenti rischierà di soccombere. Viceversa ciò può accadere agli altri negozianti che erano sul mercato da prima. Quale vantaggio per i consumatori? Un servizio migliore e prezzi più bassi.

L’oligopolio delle licenze. Se invece un giovane vuole fare il tassista o vuole aprire una farmacia o uno studio notarile, si ritrova di fronte ad un muro: la licenza. In Italia sono a numero chiuso. Ogni città ha un predeterminato numero di tassisti, farmacie e notai. Non ci possono essere deroghe. Così, per fare i tassista bisogna comprarsi una licenza da altri tassisti, che può arrivare a costare nelle grandi città circa 200mila euro. In pratica come una casa di 40 mq nella periferia romana. Per far ciò nella stragrande maggioranza dei casi bisogna chiedere un mutuo, cosa impossibile per un under 30 disoccupato. Va molto peggio a chi decide di voler aprire una farmacia: le licenze hanno un valore che può raggiungere anche il milione di euro. Mentre per i notai è meglio cercare di vincere alla lotteria. Non a caso i figli dei farmacisti continuano a fare i farmacisti e i figli dei notai faranno i notai. Queste licenze fruttano più del Superenalotto. E per gli altri non c’è speranza. Conseguenza: prezzi più alti.

Più posti di lavoro, più efficienza e prezzi più bassi. Liberalizzando le varie licenze, i guadagni di tassisti, farmacisti e notai (a patto che si liberalizzino anche le tariffe) si riducono. Questo è vero. C’è chi soccomberà, ed è altrettanto vero. Ma c’è chi avrà la possibilità di lavorare. Liberalizzando avremo più posti di lavoro e prezzi decisamente più contenuti. Un vantaggio per i disoccupati, per i giovani e per i consumatori. Uno svantaggio per pochi ed un guadagno per molti. Infatti, rimarranno sul mercato i migliori e i più efficienti: il consumatore sceglierà la cooperativa taxi che ha gli autisti più gentili, le auto più pulite e le tariffe più basse, oppure le farmacie con medicinali più economici, oppure il notaio con le tariffe più contenute. “Sì, ma gli altri soccomberanno?”. Glielo si vada a dire al giovane venditore di scarpe.

Twitter: @PaoloRibichini

 

http://www.dirittodicritica.com/2012/01/20/liberalizzazioni-taxi-notai-f...

P.G. Gawronsky:dalle liberalizzazioni equità, ma poco sviluppo

Il senso delle liberalizzazioni

Le liberalizzazioni di Monti non porteranno nessuna crescita, però molta più equità. Finiranno molti soprusi a danno dei cittadini, commessi da “poteri forti” grandi e piccoli, che rendevano la vita difficile e cara. Caleranno le rendite estratte – ai consumatori – da professionisti, commercianti, e imprese protette da mille barriere all’ingresso, opacità e vantaggi informativi, regolamenti, cartelli e strutture oligopoliste.

Dal punto di vista della crescita e dell’occupazione, invece, non accadrà nulla. Le liberalizzazioni infatti razionalizzano il sistema produttivo: il lato dell’offerta. Ma il Pil, fino al 2016 e oltre, dipenderà unicamente dal livello della domanda aggregata. Le imprese sono già in grado di produrre 100: producono 90 perché nessuno acquista di più. Portare la capacità produttiva da 100 a 110 non ha dunque effetti sul PIL. Chi sostiene il contrario o ragiona a livelli “inferiori”, o ragiona a livelli “superiori”, oppure mente.

Il primo caso è molto diffuso. E’ incredibile quanti economisti confondano la domanda con l’offerta. Questa confusione elementare (che si spiega anche con l’avversione all’intervento dello Stato e alla redistribuzione) è alla base dei fatali errori di politica economica della destra internazionale dopo il 2008, dai repubblicani Usa a Cameron, dagli Eurocrati alla BCE.

Altri economisti fanno ragionamenti sofisticati. Capiscono che il perdurare della crisi attuale dipende dalla depressione dei consumi. Ma sostengono che le liberalizzazioni possano stimolare la domanda. Il meccanismo principale è la fiducia; tecnicamente noto come “effetto ricchezza”. Funziona così. Nel 2018 la crisi attuale probabilmente sarà stata superata e la disoccupazione dei fattori produttivi riassorbita. La domanda aggregata sarà tornata a 100 e anche più: a quel punto (legge di Say) conterà l’efficienza (con cui verranno utilizzati i fattori produttivi, tornati ad essere scarsi). Se intanto le liberalizzazioni ampliano l’offerta potenziale da 100 a 110, il PIL futuro potrà crescere velocemente fino a 110: rispondendo alle richieste dei consumatori senza pressioni inflazionistiche. Che effetti ha questa felice prospettiva sull’oggi? Poiché dal 2016 o dal 2020 i redditi avranno maggiori probabilità di crescere, sentondosi più ricche, le famiglie avranno voglia di spendere in anticipo parte dei futuri aumenti di reddito. Mah! Ciò presuppone consumatori informati e iper razionali: non so quanti in Italia ragionano così. Però capisco che il governo intrattenga deliberatamente un equivoco sulla crescita: per rafforzare l’effetto ricchezza.

Il secondo effetto riguarda la domanda estera. Più efficienza = costi inferiori = maggiore competitività sui mercati esteri = maggiori esportazioni. Però occorrono anni prima che le ristrutturazioni dell’offerta impattino i costi di produzione e i prezzi. Intanto le razionalizzazioni avvengono tramite espulsione di manodopera, che deprime la domanda interna. Infine, se nel frattempo altri paesi europei riducono i costi quanto noi il “guadagno di competitività” è nullo.

Un terzo effetto può nascere dai pochi lavori di ristrutturazione (per esempio delle pompe di benzina, per renderle multi prodotto, o per installare nuovi self service; sulla rete gas, elettrica; apertura di nuove farmacie; ecc.) stimolati dalla caduta di alcune barriere all’ingresso.

Un quarto effetto espansivo può venire dall’abolizione delle c.d “tasse occulte”, cioè dalla redistribuzione delle rendite dei produttori (taxisti, avvocati, notai, ecc.) ai consumatori. Chi ha la maggiore propensione al consumo? I meno abbienti. Se i clienti sono mediamente meno abbienti dei produttori, la domanda aggregata potrebbe aumentare. In ogni caso, si tratta di operazioni a saldo zero, quindi di debole impatto; invece l’incertezza sulle entrate future genera effetti depressivi (aumento del risparmio precauzionale) molto forti.

Le politiche dell’offerta in Grecia e Irlanda hanno avuto effetti più depressivi che espansivi nel breve e medio termine. Strano che un economista bravo come Tito Boeri vada propagandandone gli effetti espansivi su occupazione e crescita in Belgio, Uk, Francia, avvenuti però in periodi di piena occupazione: situazione non paragonabile alla presente.

Peccato che le Autorità Garanti – non esattamente dei centri di meritocrazia – non siano state riformate. Ma ben vengano le liberalizzazioni, se fatte con attenzione all’occupazione, come sta facendo il governo. A condizione che non le facciano passare

 come ricette contro gli spread e la recessione. Più che “una scemenza” (Giovanni Palmerio), sarebbe un pretesto per non intervenire sulla crisi, o per distogliere l’attenzione dal nuovo Trattato Europeo che – anche con le modifiche richieste dall’Italia – si presenta come inaccettabile per noi e per l’Europa
 
PierGiorgio Gawronsky

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/senso-delle-liberalizzazioni/185776/

 

Stefano C: ora stangata anche sui treni

 

  • L' amico Stefano C. su Repubblica e Progresso di FB ci segnala questo ennesimo  colpo al potere di acquisto dei cittadini , che rischia di passare sotto silenzio

 

  • Porto alla vostra attenzione la nuova operazione di trenitalia atta esclusivamente a rapinare ulteriormente le tasche degli italiani e stranieri. Purtroppo, e lo dico con spirito in parte liberista, non è possibile che a certe aziende sia permesso di operare in regime di monopolio.

 

 

Roma, 20 DIC – Le tariffe dei treni Frecciarossa sono aumentate in modo occulto del 9,9 per cento. Questa è la denuncia del Codacons, che sul rincaro ha presentato un esposto-diffida a Trenitalia e al Ministero dell’economia.

Come noto, nei giorni scorsi le Ferrovie dello Stato hanno presentato la nuova flotta di Frecciarossa, all’interno dei quali scompaiono le famose classi per far posto a 4 differenti livelli di servizio: Executive, Business, Premium e Standard, i cui biglietti hanno ovviamente un prezzo diversificato.

I posti per la seconda classe sui nuovi Frecciarossa – sottolinea il Codacons – sono diminuiti del 33 per cento, passando da 408 a 272, con la conseguenza che chi trova i posti di livello standard esauriti, è costretto ad acquistare biglietti della classe superiore (la premium o la business), e pagare una tariffa maggiore.

Prendendo infatti la tratta Roma-Milano, il confronto tra le vecchie prima e seconda classe e i nuovi 4 livelli è il seguente: i biglietti Standard (pari a 272 posti) costano 86 euro, quelli Premium ( 134 posti) 100 euro, quelli Business (159) fino a 116 euro, quelli Executive (8) costano 200 euro, mentre la vecchia prima classe costava 116 euro (195 posti) e la seconda (408) 91 euro.

Il Codacons sottolinea che essendoci dunque un ridotto numero di poltrone, rispetto alla precedente divisione, con tariffa Standard saranno costretti ad acquistare quelli di classe Premium con una spesa superiore del 9 per cento rispetto al passato e del 27,4 per cento se si dovesse acquistare un biglietto di classe Business.

“Riteniamo questo un aumento occulto delle tariffe ferroviarie, perché se si riducono i posti in classe economica per ogni treno, si costringono gli utenti a viaggiare in classi o livelli superiori, con conseguente rincaro di spesa. Per tale motivo – spiega il Presidente Carlo Rienzi – abbiamo presentato un esposto-diffida al Ministero dell’Economia, a Ferrovie e a Trenitalia, diffidandoli dal non applicare ingiustificati aumenti tariffari a danno degli utenti”. L’associazione annuncia infine un ricorso all’Antitrust e al Tar del Lazio finalizzati a bloccare i rincari occulti decisi dalle FS.

http://www.ferpress.it/?p=39669

Giocare a Guardie e evasori, chi sta con chi

Un bell' intervetno del giornale on line Journal , non c'è nulla da aggiungere

 

L’Italia di cui ci dobbiamo vergognare

Di mario pinzauti • 07 gen, 2012 • Categoria: Opinioni

L’Italia di cui ci vergogniamo, di cui dobbiamo vergognarci esce in questi giorni dai suoi rifugi dorati e chiede, pretende di essere non solo tollerata ma accettata come rappresentanza del giusto e del normale, quindi degna d’imitazione. Francesco Rutelli va in vacanza alle Maldive con la moglie Barbara Palombelli proprio mentre con i mancati adeguamenti delle pensioni alla crescita dell’inflazione, gli aumenti ormai quotidiani dei prezzi della benzina e del gasolio, tanto altro, la manovra “lacrime e sangue” costringe la gran parte degli italiani ai primi sacrifici e rinunce e altri, ancora più gravi, ne annuncia per l’avvenire. Il leader dell’Alleanza per l’Italia tiene a precisare che si tratta del viaggio di nozze in lista di attesa da 30 anni, da quando si è sposato. Ma non spiega-forse perché gli sarebbe difficile farlo-come mai dopo aver aspettato tre decadi abbia scelto, per celebrare e festeggiare il suo matrimonio in un paradiso tropicale proprio quest’anno che dovrebbe essere di rinunce per tutti, dunque anche per lui, anzi per lui, rappresentante del popolo, prima che per altri.
Un blitz delle fiamme gialle il 30 dicembre ha permesso di scoprire a Cortina d’Ampezzo una serie di maxievasioni fiscali e una parte degli italiani, oltre ad alcuni organi dell’informazione, ha visto nell’episodio il promettente segno di una svolta nella lotta per debellare la frode tributaria. Altri nostri connazionali,tra cui esponenti politici anche di primo piano, oltre a persone direttamente o indirettamente danneggiate da operazioni dirette a smascherare l’evasione fiscale,hanno espresso giudizi completamente diversi.

E invece di mettere sotto accusa il commerciante che ha nel suo negozio articoli e beni dal valore di un milione e mezzo di euro ma non giustificati, fiscalmente, per un solo centesimo, o il cliente del più lussuoso albergo di Cortina, che alloggia in una camera da 500 euro per notte ed è proprietario di un’auto extralusso del valore di 200.000 euro ma dichiara un reddito lordo annuale di 20 mila euro, hanno scagliato dardi di parole infiammati contro un signore chiamato Attilio Befera,colpevole di essere il direttore dell’Agenzia delle entrate. Contro questo signore personaggi come il sindaco di Cortina, il governatore del Veneto Zaia,il capo gruppo del pdl alla Camera dei Deputati Fabrizio Cicchitto e l’ex sottosegretario Daniela Santanchè non si sono limitati a sollecitare interventi governativi che ne frenino il presunto eccesso di attivismo ma punizioni, perfino rimozioni dall’incarico, a meno che Befera e i suoi non cambino marcia e rotta e indirizzino le loro indagini e i loro blitz verso il Sud del paese.Il fatto che l’Agenzia delle Entrate già picchi duro in Campania, Puglia,altre regioni meridionali è irrilevante per questi critici a giudizio dei quali la lotta alle evasioni dovrebbe concentrarsi soltanto nel Sud, trascurando invece Cortina, Portofino, Chiavari, le altre zone del Nord dove, per attrattive turistiche, attività imprenditoriali,il danè,il danaro circola in abbondanza.
Che dire? Soltanto che unendo queste oscene storie di gesta dei nemici del fisco alle oscene storie dei parlamentari e degli altri eletti del popolo, che le stanno pensando di tutti colori per evitare di partecipare, con un pezzetto del loro benessere, ai sacrifici chiesti agli italiani per superare la crisi ,ci troviamo davanti a un quadro che ci fa arrossire,che non vorremmo vedere,quello dell’Italia di cui dobbiamo vergognarci ed è causa non minore dei gravi problemi che frenano la crescita del nostro paese.

 

http://www.iljournal.it/2012/l%E2%80%99italia-di-cui-ci-dobbiamo-vergogn...

Florilegio di chi non sta con le guardie

Memoria Cortina di Marco Travaglio

Nei paesi seri non c’è bisogno di spiegare la differenza fra guardie e ladri, perché nessuno (a parte i ladri) difende i ladri. Invece nel Paese di Sottosopra, come lo chiamava Bocca, sgovernato per nove anni su 17 da un noto evasore che giustificava l’evasione, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera deve discolparsi dall’accusa di leso Caimano per aver dichiarato “se si dice che evadere è giusto non siamo un paese civile”. E Monti fa notizia perché rammenta quella che in un altro paese sarebbe un’ovvietà – sono gli evasori a “mettere le mani nelle tasche degli italiani” – e solidarizza con la Guardia di Finanza per i sacrosanti blitz a Cortina e a Portofino.

Intanto il primo partito della sua maggioranza solidarizza con gli evasori. Ma non potendolo dire esplicitamente (gli elettori sono nervosetti), si arrampica sugli specchi della logica per tener buoni sia gli evasori sia gli onesti. Quattro passi nell’ultimo delirio.

Fabrizio Cicchitto: “Si criminalizza un’intera città a scopi ideologici, politici e mediatici”. Anche se è Cicchitto, prendiamo sul serio le sue parole: quale sarà mai l’ideologia politica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, i cui vertici li ha nominati il governo B.? Bolscevichi in divisa grigia? Mistero.
Osvaldo Napoli/1: “Non è vero che il contribuente onesto non ha nulla da temere. Gli accertamenti con metodi polizieschi colpiscono a caso e nella rete finiscono spesso contribuenti onesti”. E come dovrebbero essere gli accertamenti di una forza di polizia, se non polizieschi? E come fa un contribuente onesto a finire nella rete degli evasori? Risposta: non pagando le tasse.
Napoli/2: “L’Italia non è un popolo di evasori. Non c’era bisogno di arrivare fino a Cortina, bastava scendere nel bar sotto casa per scovare l’evasore”. Lievissima contraddizione: se basta scendere nel bar sotto casa, allora siamo un popolo di evasori.
Napoli/3: “Se il fisco si toglie l’elmo e invece della sciabola impugna il pc e anziché invadere le strade di Cortina invita nei suoi uffici i contribuenti, la guerra all’evasione diventerebbe un accordo fra uno Stato vigile e dialogante e un contribuente meno reticente”. Ecco: si invita l’evasore in ufficio, gli si offre il tè coi pasticcini e si apre un dialogo per accordarsi: facciamo a mezzo?
Maurizio Lupi/1: “No a uno stato di polizia fiscale. Non va fatta di tutta l’erba un fascio, non siamo tutti evasori. Mi preoccupa la spettacolarizzazione mediatica, la repressione totale”. Appunto: proprio perché non siamo tutti evasori, bisogna punire quelli che lo sono. La spettacolarizzazione mediatica fa parte della terapia: così l’evasore non ancora preso si spaventa e magari paga le tasse. Si chiama deterrenza. Quanto allo “stato di polizia”, non facciamo ridere: in America gli evasori finiscono su due piedi in galera: qui rischiano massimo una multa. Infine: come dovrebbe essere la repressione, se non totale? Parziale? Prendi due evasori e ne punisci uno solo? O li punisci tutti e due, ma solo un po’?
Lupi/2: “Non c’era bisogno del blitz per sapere che c’è evasione” Infatti i blitz non si fanno per sapere se si evade, ma chi evade.
Daniela Santanchè/1: “Ora chi va a Cortina è marchiato come evasore”. Ma perché mai? Chi va a Cortina e non evade gode come un riccio nel vedere chi evade finalmente nei guai. Santanchè/2: “A St. Moritz non ci sono forse evasori? Gli evasori stanno ovunque”. Giusto, ma St. Moritz è in Svizzera e dunque la Finanza non può andarci.
Santanchè/3: “Ora tutti andranno in vacanza a St. Moritz”. Vuol forse dire che “tutti” quelli che vanno a Cortina sono evasori? E perché mai dovrebbero trasferirsi a St. Moritz, visto che con gli evasori la Svizzera è molto più severa dell’Italia?

Ps. Ieri il Suv della Santanchè è stato inopinatamente multato per divieto di sosta a Courmayeur. Un altro duro colpo all’economia del Paese. Ora tutti i Suv andranno in vacanza a St. Moritz.

Il Fatto Quotidiano, 8 Gennaio 2012

Una giovane farmacista contro le lobbies

L'affondamento delle liberalizzazioni

Una giovane farmacista contro le lobbies .Tra gli aspetti positivi della manovra c'erano sicuramente alcuni timidi accenni alle liberalizzazioni , che nel solco delle lenzuolate di Bersani scalfiva i privilegi e monopoli professionali. Tra questi la prevista possibilità di vendere in parafarmacia i medicinali di fascia C

Ovviamente , contro l' ipotesi che fossero toccati ceti sociali diversi da pensionati, pensionandi e lavoratori dipendenti, si è scatenato il Benaltrismo : " non  sono queste le liberalizzazioni, ben altre..." è ovviamente la cosneguenza non è stata , intanto facciamo queste e immediatamente passiamo alle altre ... blocchiamo tutto.

Una giovane titolare di parafarmacia ha iniziato lo scipero della fame , smascherando le falsità lobbistiche che sono state dette in proposito

 

Liberalizzazione dei farmaci, al 5° giorno di sciopero della fame Donatella Marchesini

 

La farmacista messinese continua la sua protesta contro lo stop alla liberalizzazione dei farmaci di "fascia C". "Ho fame, ma non mi fermo, le tesi dei farmacisti sono ridicole". 

 

 

Cinque giorni senza toccare cibo per Donatella Marchesini, titolare della Parafarmacia di via Cesare Battisti. "Ho fame, ma ricevo solidarietà dai colleghi di tutte le citta' a cui ho detto di mandare comunicati stampa e cosi' stanno facendo".

 

Non molla la giovane farmacista messinese, continuando la sua battaglia contro lo "strapotere lobbistico ed ereditario delle farmacie". La protesta della Marchesini si inquadra nella liberalizzazione dei farmaci di "fascia C", inserita all'interno della manovra del Governo Monti e voluta dal ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera, ma per cui è stato annunciato un momentaneo stop. Proprio il caso delle farmacie è stato definito "emblematico" dal Neo-ministro che si dichiara pronto a tornare sul punto.

 

L'accantonamento dell'articolo 32 della manovra Montiana è stato causato dall'insurrezione dei proprietari di farmacie che sulla liberalizzazione dei farmaci di "fascia C" hanno prospettato un'apocalisse delle cure mediche, causando il fallimento della liberalizzazione.

 

Ma la stessa Marchesini ribatte "A supporto delle loro tesi dei  ci sono scuse ridicole". E affonda chiarendo che i farmacisti non vogliono mollare la fascia C perchè ad essa appartengono i farmaci per i quali è necessaria Ia ricetta medica e il farmacista, al momento, è il solo "dispensatore" di un prodotto che ha prescritto il medico "Dicendo che con la liberalizzazione si aumenterebbe il consumo o si ammette che in farmacia si vendono farmaci di fascia C senza ricetta medica o si insulta la professione dei medici. E' assurda la tesi che un medico solo perchè aumentano i punti vendita scrive più ricette. Si stanno nascondendo dietro una falsa tutela del cittadino".

 

Allo stato attuale le parafarmacie non sono autorizzate alla vendita di alcune dosi del medesimo farmaco "Perche' - si chiede la Marchesini - tachipirina 500 mg e' un farmaco da banco e tachipirina 1000 mg e' con obbligo di prescrizione?".

 

Ma la beffa delle beffe è rappresentata dal fatto che lo stesso percorso di studi e lo stesso esame di iscrizione all'ordine prevede inique possibilità, dipendenti dal blasone di un nome. "Perche' - conclude la Marchesini - io che ho una laurea in chimica e tecnologie farmaceutiche, sono iscritta all' ordine dei farmacisti, lavoro da 11 anni, nella mia parafarmacia posso vendere solo la tachipirina 500 mg? e perche' invece quando lavoravo in farmacia potevo dispensare tutti i farmaci? Ero sempre io, solo che lavoravo all'interno di mura diverse".

http://www.normanno.com/Liberalizzazione-dei-farmaci--al-5%C2%B0-giorno-di-sciopero-della-fame-Donatella-Marchesini-1288023671.html#.TvGW59v3AkE.facebook

 

 

 

 

Manovra i commenti degli amici in rete

Alcuni commenti degli amici di novefebbraio alla riflessione che abbiamo diffuso in rete

Da facebook

Cari amici la manovra per quanto indispensabile non mi piace.I soliti che pagano e impunita' per chi ha fallito.Aspettiamo riforme strutturali ma se per avere la fiducia si bastonano i poveracci non ci siamo.I disgraziati nati nel 52 ,gli elicotteri ,solo promesse sugli ordini professionali in un futuro che probabilmente non appartiene a Monti e che non sara' realizzabile. Almeno un impegno sulla legge elettorale.Niente!! Senza riforme strutturali ci aspettano solo nuove manovre. Diamogli tempo ma non ci siamo.

TullioC

 

Hai ragione, Tullio, ma Monti è un cattolico non certamente di sinistra per cui non potevamo aspettarci patrimoniali e ICI al Vaticano. Quanto al resto sappiamo bene tutti che i guasti in Italia, iniziati con il craxismo, con i governi Berl...usconi hanno raggiunto livelli di estremo pericolo. Monti, purtroppo per noi, doveva fare cassa subito. E in Italia, lo sappiamo ormai a memoria, si fa cassa al solito modo. Ringraziamo il trio Bossi, Berlusconi, Tremonti se adesso ci troviamo con l'acqua alla gola!

Luciano_O

.Da Politica in rete

a me sembra che ,nel dare un giudizio sulla manovra ,non si debba dimenticare che la maggioranza che fino all'ultimo momento sostenne berlusconi si ricreerebbe immediatamente se il governo Monti cercasse di allontanarsi più di tanto dai limiti alla sua manovra che sono stati posti dal Pdl.
Comunque si giudichi la situazione, il Pdl gode di un privilegio di golden share nei confronti dell'attuale governo e solo il permanere dei dubbi sull'esito di eventuali elezioni anticipate gl iimpedisce di esercitarlo fino in fondo. Per contro il Pd è, più di ogni altro partito, impegnato a non arrivare alle elezioni anticipate che significherebbero il caos par l'economia del nostro paese, ma con esso anche un avvitamento della nostra democrazia politica attorno ad un rincorrersi di richieste demagogiche per la soluzione della crisi. Mi chiedo quanti pensino davvero che esista una maggioranza parlamentare che approverebbe una manovra più a sinistra di quella attuale. Ciò non significa che l'attuale governo stia compiendo una grossa forzatura rispetto ad un suo possibile sentire più progressista, rispetto alla manovra stessa, Probabilmente ,l'attuale governo, con questa misure, non si discosta poi molto da quella che sarebbe per lui una soluzione soddisfacente anche a prescindere dalla golden share del Pdl, (magari un colpetto ai diritti televisivi ed una aliquota un po' più alta sugli scaglioni più elevati di Irpef, ma più per una necessità oggettiva che per una scelta politica) , ma questo non cambia i termini del problema che si pone dinnanzi ad una sinsitra che voglia essere, come si diceva un tempo, forza di governo. Bene o male , Monti stà dimostrando che esiste un altro modo, un altro stile, di governare il paese, sta dimostrando che l'attività di governo ,per essere efficace, non deve essere il continuo proseguio della campagna elettorale. E' troppo poco per renderci felici,? Pochissimo se pensiamo, non so con quale realismo, che un governo di centro sinistra ,in una situazione come questa, avrebbe potuto governare con i fuochi d'artificio, ma credo sia abbastanza se pensiamo che l'ombra di berlusconi è più forte di quello che sembra in apparenza e che ogni giorno senza di lui al governo, ogni giorno senza cadere nella trappola del voto anticipato, è un giorno guadagnato per il nostro paese.
E poi abbiamo imparato da tempo che se la crisi si fosse aggravata, se non si fossero prese misure anche impopolari, ed in qualche parte non condivise, se si fosse andati ( e speriamo che si possa parlarne come di un rischio superato) verso il default , a soffrire di più sarebbero stati i più deboli oltre al nostro futuro di paese che sarebbe stato schiacciato tra ultraberluscones e leghisti da un lato e grillini e social-confusi di varia estrazione dall'altro.Forse Monti avrebbe voluto anche modificare certi privilegi nei contributi previdenziali in maniera più efficace di quanto sembra si stia comunque accingendo a fare; ma siamo certi che se avesse preso di punta posizioni di privilegio come quella degli avvocati o dei commercianti, degli artigiani o dei notai. gli interessi consolidati di queste categorie avrebbero trovato difensori solo nel centro-destra?

_EDERA ROSSA_________
 

 

 

Ovviamente niente ICI per la Chiesa

Manovra lacrime e sangue, Monti dimentica la Chiesa. Niente Ici sugli immobili del Vaticano

E' di circa 50 mila il numero degli immobili ecclesiastici presenti in tutta Italia. Di questi almeno 30mila sono adibiti ad attività imprenditoriali. Già nel 2005 la Cassazione stabilì che l'esenzione dall'Ici poteva essere applicata solo quando all'interno dell'immobile si svolgesse un'attività meritoria e legata al culto

La notizia è arrivata dalla conferenza stampa del premier Mario Monti alla Sala Stampa Estera di Roma. Un giornalista straniero ha formulato una domanda scomoda: “Avete pensato ad estendere il pagamento dell’Ici anche alla Chiesa Cattolica?”. La risposta di Monti, il cui volto ha improvvisamente perso l’espressione benevola di solo pochi minuti prima, ha lasciato la platea straniera – e subito dopo anche quella italiana – senza parole. “E’ una questione che non ci siamo ancora posti”. E’ ragionevole pensare che il governo non se la porrà mai. Piange Elsa Fornero sulla deindicizzazione delle pensioni da mille euro al mese, ma sembra non esserci proprio la volontà di operare un recupero di un privilegio che in tempi di crisi diventa sempre più difficile da digerire.

L’Ici – che poi si chiamerà Imu – la dovranno pagare tutti. E la rivalutazione delle rendite catastali fino al 60% la renderà forse la tassa più pesante che gli italiani saranno chiamati a pagare nell’immediato. La Chiesa, ancora una volta, resta fuori dal novero dei contribuenti dello Stato pur continuando a percepire l’8 per mille.

Eppure, già nel 2004, una sentenza della Corte di Cassazione stabilì che l’esenzione dall’Ici (già in vigore dal ’92, ma dal cui pagamento erano stati esclusi luoghi considerati “particolarmente meditevoli”) poteva essere applicata solo quando all’interno dell’immobile si svolgesse un’attività effettivamente meritoria e legata al culto. Per fare un esempio, va bene l’esclusione di una chiesa o di un oratorio, ma non quella di un immobile di proprietà vaticana affittato ad una banca. Una sentenza “pericolosa”, a cui corse in soccorso Berlusconi nel 2005. A pochi mesi dallo scioglimento delle Camere, fu approvata una discussa norma che stabiliva l’esenzione dal pagamento dell’Ici per tutti gli immobili della Chiesa cattolica. Un anno dopo il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l’esenzione si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”, ma quell’avverbio – “esclusivamente” – ha permesso alla Chiesa di usufruire dell’esenzione anche per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi: è sufficiente la presenza di una cappella all’interno della struttura.

Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta per il fisco italiano – si avvicinano ai due miliardi di euro. E’ stato stimato approssimativamente in circa 50 mila il numero degli immobili ecclesiastici presenti in tutta Italia (in pratica 1 abitazione su 5), ma un vero e proprio censimento non è mai stato fatto dal catasto, soprattutto sul fronte della destinazione d’uso. Anche perché ciascun ente ecclesiastico può essere titolare di più immobili, affittati o in uso per i motivi più diversi (a Roma persino commissariati di Polizia e Carabinieri sono di proprietà vaticana). Si tratta, comunque, di una ricchezza enorme, che non ha analogie all’estero e che è totalmente detassata. Secondo una stima fatta dai Radicali Italiani qualche tempo fa, in tutta Italia sarebbero presenti almeno 30 mila stabili di proprietà della Chiesa adibiti ad attività imprenditoriali e commerciali diverse.

La quantificazione del mancato pagamento solo di questi si aggira sui 2 miliardi e 400 mila euro. All’Ici, poi, si dovrebbero aggiungere anche l’ammontare dovuto per altre imposte sia statali che comunali a cui la Chiesa risulta esente (Irpef, Iva e altro) anche questi quantificabili per circa 4 miliardi di euro. Il tutto mentre la Chiesa risulta beneficiaria dell’8 per mille che lo Stato le versa (anche quando il contribuente non ha esercitato l’opzione: a meno che il contribuente non lo destini ad altro scopo, quei soldi vanno alla Chiesa anche se non dichiarato apertamente) e che è una cifra molto alta: dal 1990 al 2007 la Chiesa ha percepito 970 milioni circa di euro dallo Stato Italiano per “l’esercizio del culto”.

Comunque, per il governo Monti, così attento alle direttive europee, una riflessione sull’esenzione Ici alla Chiesa presto si porrà lo stesso. La notizia, infatti, è che l’Unione Europea ha annunciato (a fine settembre) l’intenzione di aprire un’indagine formale per aiuti di Stato e incompatibilità con le norme sulla concorrenza proprio su questo fronte. Sono tre i punti da chiarire. Oltre all’Ici, c’è anche l’articolo 149 del “Testo unico delle imposte sui redditi”, che “conferisce a vita la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici”, garantendo loro un regime fiscale particolare e favorevole. Infine lo sconto del 50% dell’IRES concesso agli enti ecclesiastici che operano nella sanità e nell’istruzione. Joaquín Almunia, il commissario europeo per la concorrenza, si è lasciato sfuggire che la condanna dell’Italia stavolta sarà “difficile da scampare”. Dopo l’apertura dell’istruttoria, le parti avranno 18 mesi per presentare le proprie ragioni, poi Bruxelles dovrà decidere. In caso di condanna, L’Italia potrebbe chiedere il rimborso all’erario delle tasse non pagate dagli enti ecclesiastici. Ma lo farebbe?