ARTICOLO PRIMO DELLA COSTITUZIONE , LE MOTIVAZIONI DEI REPUBBLICANI ALLA COSTITUENTE
Fra le varie proposte di modifica costituzionale da un po' circola anche quella di cambiare il primo comma della Costituzione “L' Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, fu accusata di essere una formula vecchia e frutto della mentalità catto-comunista . Meglio del lvaoro si diceva “la libertà”.
Fra i paladini di questa tesi non poteva mancare Angelo Panebianco che riprendeva l'argomento sul Corriere della Sera del 22 aprile di quest' anno
Resterà però, al di là delle vicende contingenti, il problema rappresentato dalla formulazione del primo comma dell'articolo 1 il quale, come è noto, recita: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». All'Assemblea costituente due esponenti della cultura politica liberale, Ugo La Malfa e Gaetano Martino, avevano proposto una diversa versione che richiamava i «diritti di libertà» come primo fondamento della Repubblica. Ma la maggioranza (democristiani, socialisti e comunisti) scelse diversamente. Come ha ricordato Michele Ainis nel suo editoriale di ieri sul Corriere, la proposta di sostituire la parola «lavoro» con la parola «libertà» ritorna periodicamente. È stata avanzata formalmente qualche anno fa dai radicali e spesso rilanciata da altri uomini di cultura liberale, come Mario Segni o Renato Brunetta.
Pochi gironi dopo Macaluso sul Riformista metteva in luce la pacchiana parzialità di questa ricostruzione che cita solo a metà l' emendamento di La Malfa
Leggendo i resoconti dei lavori della Costituente, debbo anzitutto ricordare che Ugo La Malfa e i costituenti del partito d’Azione votarono a favore dell’emendamento di Giorgio Amendola, Basso, Togliatti e altri che diceva: «L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori». L’emendamento non passò per sei voti. Illustrando il suo emendamento La Malfa criticò l’attuale formulazione dell’articolo 1 proposto da Fanfani e La Pira ma disse che, comunque l’avrebbe votato. Ma cosa propose La Malfa? Panebianco non ha riportato il testo integrale dell’emendamento che diceva: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro». Nel testo lamalfiano, quindi, i diritti di libertà non sono in contraddizione con quelli del lavoro. Lo sottolineo perché Panebianco in polemica con Michele Ainis nel suo articolo scrive che «non si dà alcuna ridondanza se la Repubblica democratica viene fondata sulla libertà anziché sul lavoro». Infatti, La Malfa illustrando il suo emendamento diceva: «Il nostro sforzo è consistito sul dare a questa espressione “L’Italia è una Repubblica Democratica” due fondamenti istituzionali ben sicuri: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sui diritti di libertà - e credo che nessuno in questa Assemblea voglia negare questo fondamento - e sui diritti del lavoro”. Questa è la parte costituzionalmente nuova del nostro progetto. Questa è la parte viva, nuova, fresca, socialmente avanzata della Costituzione». E aggiunge un chiarimento che dovrebbe far riflettere tanti liberali, anche il mio amico Panebianco: «Noi abbiamo oggettivizzato il significato del lavoro nella vita politica, economica e sociale dell’Italia democratica... Definiamo la Repubblica fissando istituzionalmente e costituzionalmente i due concetti fondamentali che ne sono la base». Ricordare queste parole, pronunciate nel 1947 da un liberaldemocratico, alla vigilia del Primo Maggio ha un senso che va ben oltre la polemica a cui abbiamo fatto riferimento. Infatti il lavoro nella società attuale, nell’era della globalizzazione è il tema centrale su cui non solo i sindacati ma le forze politiche dovrebbero impegnare le loro energie per definirne anche costituzionalmente il suo ruolo essenziale.
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/387685/
La vicenda è interessante . Al di là dell' ennesimo travisamento di del “prof “ Panebianco, è innegabile che l' attuale dizione sia frutto di una convergenza fra democristiani e comunisti , ma la battaglia che ingaggiarono le forze della sinistra democratica non fu certo a favore della “mano invisibile del mercato “
la discussione partiva con l' art 1 di 4 commi i primi due così recitavano
L' Italia è una repubblica Democratica
La repubblica Italiana ha per fondamento il lavoro e garantisce la partecipazione effettiva di tutti i cittadini all' organizzazione politica e sociale del Paese
Erano in discussione vari emendamenti , in particolare per dare una connotazione più marcata al concetto di repubblica democratica,unificando i due commi, i due principali erano quello di Socialisti e comunisti, Togliatti , Amendola, Nenni , Basso ( l' Italia è una repubblica democratica dei lavoratori ) e del gruppo democristiano (l' Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro), Fanfani spiegò che la sua formulazione serviva ad evitare che si desse un'impronta classista.
Prese la parola La Malfa, che presentò l' emendamento illustrato da Macaluso, firmato da gran parte del gruppo repubblicano, da un Molè dei democratici del Lavoro (sinistra liberale) , Silone per i socialisti dei lavoratori ( Saragattiani) e Gaetano Martino per il blocco nazionale ( destra liberale) , l' idea che fosse un iniziativa alla pari di “due liberaldemocratici La Malfa e Martino” è un altro aggiustamento in corso d'opera del fantasioso Panebianco.
A questo punto prese la parola Pacciardi , dicendo che parlava non solo a nome del gruppo repubblicano , ma anche del partito Socialista dei Lavoratori, del Partito Democratico del Lavoro e del Partito d' azione . Aggiungendo
“E' mia opinione , e non da oggi, che se qualcuno di noi potesse sempre rappresentare l'opinione comune di questi settori la situazione politica italiana si evolverebbe notevolmente”. Annunziò che il gruppo suddetto avrebbe votato, d'aqccordo con Loa Malfa, l' emendamento che los tesso aveva presentato, qualora non fosse passato l' emendamento Togliatti , Nenni, Basso , Amendola, che dette forze avrebbero votato.
E spiegò perchè, “Repubblica dei lavoratori nella nostra concezione vuol dire che la legislazione futura della repubblica non sarà per gli oziosi e per i parassiti,; sarà una legislazione per tutti i lavoratori, i lavoratori del braccio, i lavoratori del pensiero, i lavoratori di ogni categoria, i contadini come gli operai, gli artigiani come i piccoli proprietari, gli impiegati, gli artisti i professionisti, tutti coloro insomma che che vivono del proprio lavoro e non sfruttano il lavoro altrui.....Noi siamo certi di interpretare il pensiero della scuola repubblicana e del suo più degno e conosciuto alfiere : Giuseppe Mazzini . Certo non è il Mazzini di maniera , deformato dalle classi reazionario e non compreso e financo derisi dai partito operai” e poi Pacciardi,rivolgendosi polemicamente anche all' estrema sinistra citava i doveri dell' uomo “ il progresso della mente umana rovesciava per mezzo del patriziato il privilegio della monarchia, per mezzo della borghesia il privilegio della nobiltà, rovescerà per mezzo del popolo della gente del lavoro, i privilegi della borghesia proprietariae capitalista, nel giorno in cui la società fondata sul lavoro non riconoscerà privilegi se non quelli dell' intelletto virtuoso , intelligente”
L' emendamento fu votato per appello nominale , votarono a favore tutte le sinistre , contro democristiani , liberali di destra (tra cui Martino) e qualunquisti. La proposta viene respinta 227 a 239 .
A quel punto Togliatti , a cui non mancava cinismo , confluisce sulla proposta Fanfani definendo la proposta La Malfa troppo strettamente giuridica. Fu ritirata la proposta di appello nominale e approvata l' attuale versione
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