EDERA ROSSA: MAZZINIANESIMO FRA LAICISMO E RELIGIOSITA'
Mazzini non poteva essere annoverato tra i cattolici ma , al di là, dell'ammirazione per la figura storica di Cristo, nemmeno tra i cristiani.
Ciò non toglie che egli , come discreta parte dei laici di parte repubblicana, non fosse disinteressato a quanto avveniva nell'ambito delle varie religioni e cercasse di cogliere in ognuna , quando vi erano, i segni di un rinnovamento spirituale fatto di attenzione verso tutti gli uomini a prescindere dal singolo credo religioso. Il laicismo di Mazzini non era una sorta di torre di avorio tetragona a qualsiasi idea di spiritualità diversa dalla sua, anzi , egli era attento a ciò che avveniva nelle varie religioni e non solo in quelle storiche dell'Europa giudaico-cristiana.
Altra cosa il ruolo che i repubblicani assegnano allo stato ed al momento giuridico del fare politica. Mazzini fu strenuo difensore della libertà di tutte le religioni, tanto delle minoranze ebraiche e protestanti, quanto degli stessi cattolici. Pur gravato dalle cure della direzione della Repubblica Romana, trova il tempo di andar a far personalmente visita ad una modesta suora che gli aveva inviato una lettera esprimendo le sue preoccupazioni per la sorte che poteva attendere lei e le sue consorelle, avrebbe potuto limitarsi a scrivere due righe , ma sentiva l'angoscia di quella lettera e sentiva il suo particolare dovere di tranquillizzare.
Come tanti altri democratico-repubblicani, Mazzini fu perseguitato, non persecutore. La formazione religiosa della madre, fatta di un cattolicesimo austero e teso al riconoscimento delle autonomie vescovili , lo portò anche abbandonato il cattolicesimo , a cercare una religiosità fatta di severità morale e di libertà di ricerca ( nell'esilio si fece mandare i testi dei grandi eretici italiani a partire da Tommaso da Fiore). Certamente non mancarono preti e frati che si avvicinarono al suo pensiero, come all'azione di Garibaldi. Il clero al quale egli guardava con speranza era quello che aveva saputo combattere nel medioevo e nel rinascimento per le libertà cittadine, Interessante notare che uno dei primi moti repubblicani del nostro ottocento ( che fu antinapoleonico ma non per la restaurazione dei vecchi monarchi) fu guidato da un parroco della Val d'Intelvi ( la stessa valle che diede le origini al grande Antelami ed a numerosi costruttori di antiche cattedrali frutto di un popolo per il quale valeva il povero il mio, ricco il nostro , come ricorderà il Cattaneo) Ciò non gli impedirà di avere , in alcuni momenti, una carica di duro anticlericalesimo verso quei sacerdoti che si erano prostituiti al potere ( "avete arrotato il pugnale del sicario sulla pietra dell'altare" scriverà in una sua celebre lettera ai preti italiani, lettera nella quale li invitava a farsi parte attiva del moto nazionale)
Differente il comportamento dei liberalmonarchici dei mazziniani nei confronti dell' alto e basso clero: basti vedere il diverso comportamento di basso ed alto clero nelle insurrezioni di Venezia e di Milano. A Venezia si dimostrò più liberale un patriarca di altra parte dell'impero asburgico, che il veneziano cardinal Monico che ,se non mancò di tratti di umana pietà, certamente va considerato tra i preti conservatori) . Ai laico liberali interessava la chiesa come forza di conservazione del potere costituito; per cui , passato il momento della laicità necessaria al compimento dell'unità nazionale, preferirono coltivare la laicità al più come una pianta da tenere nel giardino di casa , ma non da far coltivare anche da mani plebee.
Per i repubblicani la laicità doveva essere un valore diffuso fra tutti i cittadini ed essere annaffiata dalla libera diversità fra tutti i pensieri religiosi e filosofici.
Del resto quando una parte del basso clero tornò a fare politica si ritrovarono a combattere non a fianco dei liberali ma , come don Albertario, a fianco di repubblicani e socialisti con i quali condivise il carcere, o come don Minzoni, per il quale il vescovo di Cremona aveva auspicato due sante legnate, che si battè contro il fascismo per la rinascita di un cattolicesimo popolare e che della cui morte solo la Voce Repubblicana ebbe il coraggio di indicare il mandante in Italo Balbo e riuscì ad ottenere l'ultima sentenza non favorevole al regime grazie alla difesa che Randolfo Pacciardi ( allora ancor giovine avvocato) fece del suo direttore Giovanni Conti dall'accusa di calunnia verso Balbo. Le strade degli uomini di buona volontà finiscono non di rado con l'intrinsecarsi. Significativo quindo che dai don Ugo bassi , ai don giovanni Verità, ai fra Pantaleo, ai don Gavazzi, che sarà poi pastore protestante, fino al don Albertario ed ai don Minzoni i sacerdoti che intesero combattere per il progresso e la giustizia sociale si trovarono dalla parte opposta a quella delle loro gerarchie e vicini a mazziniani, democratici, repubblicani e socialisti, magari laicisti ed anticlericali, ma rispettosi di quanto vi era e vi è di autenticamente onesto e riformatore anche nel mondo cattolico.
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Roberto Balzani su don G. Verità sacerdote eroe del risorgimento
VENERDI’ 21 OTTOBRE, INCONTRO IN MUNICIPIO A FORLI’ SU “DON GIOVANNI VERITA’, UN SACERDOTE EROE DEL RISORGIMENTO”
“Don Giovanni Verità, un sacerdote eroe del Risorgimento” è il titolo del convegno che si svolgerà venerdì 21 ottobre, alle ore 20.45, nel Salone Comunale (Municipio, piazza Saffi n.8).
L’iniziativa culturale, organizzata dall’Associazione nazionale ex parlamentari della Repubblica, vedrà gli interventi del sindaco di Forlì Roberto Balzani, del primo cittadino di Modigliana Claudio Samorì, della storica dell’arte Alessandra Righini e del teologo don Sergio Sala. Presiederà la serata il vicepresidente nazionale dell’Associazione ex parlamentari Valter Bielli.
L’appuntamento rientra nel programma delle iniziative promosse per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.
19.10.2011
Foglio Notizie n. 426
http://www.informaforli.it/2011/21-ottobre-don-giovanni-verita-un-sacerdote-eroe-del-risorgimento/