I DOVERI NELLA CULTURA LAICA
I DOVERI NELLA CULTURA LAICA , UNA RIFLESSIONE DI MAURIZIO VIROLI CON NORBERTO BOBBIO
Un dialogo fra due illustri esponenti della cultura laica sul concetto di dovere , facciamo seguire una riflessione del nostro amico Maurizio Cavazza sulla presenza del concetto di dovere nella costituzione
Un dialogo fra due studiosi diversi per età e formazione, uniti dalla passione civile e dalla preoccupazione per il futuro della nostra Repubblica. Norberto Bobbio e Maurizio Viroli discutono i grandi temi politici – l’amore per la patria, la libertà, la corruzione, i diritti e i doveri – e si pongono domande sulla fede religiosa, sul significato della vita e della storia e sulle ragioni e i limiti dell’etica laica.
Prefazione / Introduzione
Questo Dialogo intorno alla repubblica nasce dalle conversazioni che ho avuto con Norberto Bobbio dall’agosto al dicembre 2000. Anche se abbiamo entrambi rivisto il testo più volte, il nostro Dialogo non ha e non pretende di avere la coerenza e la compattezza di un libro vero e proprio. Del resto, le conversazioni sono nate l’una dall’altra senza seguire un progetto sistematico.
Come il lettore potrà agevolmente constatare, né Bobbio né io abbiamo verità definitive da proporre. Il Dialogo mette piuttosto in evidenza dubbi, problemi non risolti e non poche divergenze d’opinione su temi importanti. Lo abbiamo intitolato Dialogo intorno alla repubblica anziché Dialogo sulla repubblica perché i nostri ragionamenti toccano temi politici quali il repubblicanesimo, la virtù civile, il patriottismo, i diritti e i doveri, ma anche l’esperienza religiosa e il significato della vicenda umana.
Il nostro Dialogo esce nelle librerie alla vigilia del 2 giugno, ricorrenza della proclamazione della Repubblica, che quest’anno torna ad essere giorno festivo e ad essere celebrato con la dovuta solennità. Ci auguriamo che possa aiutare, soprattutto i giovani, a intendere meglio che cosa significa vivere come cittadini di una repubblica democratica
Maurizio Viroli
Estratto:
V.) Capisco il tuo ragionamento. Ma se prendi sul serio i diritti, devi prendere sul serio i doveri: il dovere di difendere la libertà comune, il dovere di rispettare i diritti degli altri individui. Forse noi laici abbiamo parlato troppo poco dei doveri e troppo dei diritti.
B.) Sì, hai ragione, troppo poco. Se avessi ancora qualche anno di vita, che non avrò, sarei tentato di scrivere L’età dei doveri. Recentemente, per iniziativa dell’UNESCO è stata scritta una Carta dei Doveri e delle Responsabilità degli Stati, da accompagnare alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Io sono stato interessato a questa iniziativa da un mio amico italiano, un ambasciatore, che mi ha mandato uno schema di questa Carta dei Doveri e delle Responsabilità degli Stati perché io la commentassi. Effettivamente io ho scritto un commento nel quale ho sottolineato che non esistono diritti senza doveri corrispondenti. Quindi se la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo non deve restare, come si è detto tante volte, un elenco di pii desideri, ci deve essere una corrispondente dichiarazione dei Doveri e delle Responsabilità di chi deve fare valere questi diritti.
Però, l’esigenza di chi usciva da un periodo di oppressione era quella di affermare i diritti. Del resto, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nacque in un contesto simile, come si vede dal Preambolo, che contiene frasi forti contro il dispotismo, come: “considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità…”.
V.) Se tu dovessi scrivere un decalogo dei Doveri del Cittadino, quale sarebbe il primo dovere?
B.) Il dovere di rispettare gli altri. Il superamento dell’egoismo personale. Accettare l’altro. La tolleranza degli altri. Il dovere fondamentale è rendersi conto che vivi in mezzo ad altri.
V. )E il primo dovere che vorresti insegnare ai governanti?
B.) In questi giorni ho avuto occasione di parlare con Giuliano Amato, di cui stimo alcune qualità, ho insistito su quello che si dice, in modo un po’ vago, il senso dello Stato, ovvero il dovere di perseguire il bene comune e non il bene particolare o individuale.
V.) .Lo vedi che la mia intuizione era giusta! Tu sei più repubblicano di me.Il monito ai governanti affinché perseguano il bene comune è il principio fondamentale del pensiero politico repubblicano. E’ scritto a grandi lettere nel dipinto di Lorenzetti, nella Sala dei Nove a Siena, che tutti considerano a ragione una grande sintesi della teoria dell’autogoverno repubblicano: “un ben comun per lor Signor si fanno”.
B.) La distinzione fra buongoverno e malgoverno si basa sul principio del bene comune. Sono buoni Stati quelli in cui i governanti mirano al bene comune; sono cattivi Stati quelli in cui i governanti fanno prevalere il bene proprio, o particolare, sul bene comune. Il monarca è quello che regna su tutti, che cerca il bene di tutti; il tiranno è quello che pensa al proprio interesse o all’interesse dei suoi. Tutto questo però è un po’ vago. In che cosa consiste il bene comune? Ti sei mai domandato in cosa consiste il bene comune? E’ il bene della collettività? E’ il bene di ciascun cittadino?
nel link segue anche un altro colloquio con Robert Dhal sulla democrazia americana
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Un libro sul rinascimento alla ricerca della tolleranza
Un caro amico , Agostino Pendola ha intervistato su "l'agorà di Rapallo" on line C. A. Martigli, autore di romanzi storici che ruotano intoeno al tema della tolleranza e del riconoscimento dell' altro .
Incontro con Carlo A. Martigli
di Agostino Pendola - mercoledì 22 febbraio 2012
Si direbbe che anche lo scrittore, con la sua esuberanza senta questo risvegliarsi pre-primaverile della natura: parla con voga, l’argomento del suo romanzo lo conosce in profondità e lo affascina da sempre. Non si è documentato per scrivere l’Eretico, piuttosto ha messo i suoi personaggi in un ambiente che conosce molto bene, grazie a letture lunghe e profonde. Non solo letture, in verità, perchè conosce molto bene la regione dove il libro è ambientato in gran parte, la Toscana, è anche la sua regione di origine. Come vedremo, la Toscana vi ha un ruolo del tutto particolare.
Come è nato – domandiamo - questo libro che racconta una storia in un’epoca di transizione? Perchè le interessa quanto quel periodo?
Il Rinascimento mi interessa perchè è il periodo della rinascita dell’Uomo. Prima c’era stato il Medio Evo, che per me erano secoli ricoperti di neve, dalla quale però sorgono gigli. Sono gli uomini che sono emersi in quell’epoca buia con il loro pensiero. Pico della Mirandola è uno di questi uomini, un uomo che il pensiero rende libero. Il Rinascimento è anche il momento del primato della cultura occidentale.
Pico della Mirandola è un personaggio poco conosciuto, forse si conosce solo per la sua capacità mnemonica. Eppure la sua è una ricerca verso le basi comuni delle tre grandi religioni monoteiste. Anche se alla fine nel suo romanzo di Pico c’è poco…
Volutamente c’è poco. Perchè di Pico me ne ero già occupato diffusamente nel mio precedente 999. In questo romanzo la vicenda nasce dal rapporto tra Pico e il monaco. É il perno dell’incontro tra Oriente e Occidente, l’incontro è la missione di Pico, nel nome della pace. Lo disse anche Giovanni Paolo II, ma solo nel 2004, oltre mezzo millennio dopo.
La Toscana è un incrocio di percorsi templari, forse catari, anche la Commedia di Dante presenta differenti chiavi di lettura. É per questo motivo che le interessa questa regione?
La Toscana è piena di testimonianze templari. A Bibbiona, ad esempio, c’è una chiesa quadrangolare templare, accanto alla chiesa c’era un ospedale dove si curavano i malati indipendentemente dalla loro religione. Sul portale della chiesa c’è un motto che in seguito Dan Brown avrebbe ripreso: “Terribilis est locus iste”. Sicuramente Dante faceva parte di qualche circolo esoterico, la prova è il continuo riferimento al numero 9, che è anche simbolo della conoscenza, ma bisogna anche ricordare che a quel tempo era normale usare un lessico ristretto. Dobbiamo fare attenzione a non dare troppa importanza a queste cose però, come si fa ora. Anche i tarocchi nascono da un carteggio di Petrarca. Purtroppo oggi si usa molto l’esoterismo nei thriller.
Certamente. Nella prima lettura è un bel viaggio; però al suo interno ne ha un altro, di iniziazione, di riflessione. Perchè nessuno in occidente si è mai chiesto cosa è successo dai 12 ai 30 anni del Cristo? Perchè c’è questo buco nero nella sua vita? Le spiegazioni abituali non tornano. In Cina, in India, in Tibet tutti sanno del viaggio di Gesù, per loro è una cosa normale. Come per noi è normale la mitra (il copricapo) dei vescovi, che in realtà viene dal mitriatismo, cioè lo zorooastriano, molto diffuso a Roma del III secolo, e poi soppiantato dal cristianesimo. Tutto è stato fatto dimenticare, c’è la stata la damnatio memoriae. Gesù era un ebreo che ha detto una cosa bellissima: che non è l’uomo che deve adeguarsi alla legge, ma viceversa.
Il suo romanzo denota una notevole preparazione: quando scrive quando tempo dedica a documentarsi?
Si scrive solo ciò che si conosce bene. Io leggo di tutto sin da quando ho imparato a leggere: occupo il 90 per cento del mio tempo a leggere, solo il 10 per cento a scrivere. Leggere è veramente la cosa importante nella vita, rende liberi. Questo ha sempre fatto paura al potere. Eretico, cosa vuol dire? Colui che sceglie. É solo al momento della lotta per le investiture, nel XII e XIII secolo, che il Papato e l’Impero vogliono che il pensiero si blocchi, e quindi eretico diventa chi non crede nella verità ufficiale.
L’Eretico può essere visto a più livelli: uno è che il turco, lo straniero, può essere più lungimirante dei principi cristiani, sempre pronti a cambiare alleanze per il proprio tornaconto. É vero?
La cacciata degi Ebrei dalla Spagna avvenne dopo il 1492, da parte dei re cattolicissimi. Oltre due mila di essi, gli ebrei sefarditi, vennero ospitati a Istanbul dal sovrano turco. A Istanbul, dove c’erano chiese, moschee e sinagoghe per ogni religione, che vivevano in pace. Oggi riflettere su questo è molto interessante. Il sovrano turco aveva dato grandi dimostrazioni di capacità di governo.
Ad uno scrittore si chiede sempre: ha già in cantiere il prossimo libro?
Attualmente lavoro a due romanzi. Posso solo dire che i lettori dell’Eretico non rimarranno delusi.
http://www.piazzacavour.it/2012/02/22/incontro-con-carlo-a-martigli/
La concezione repubblicana della libertà politica
Sul sito Politica in rete un caro e giovane amico forumista di cultura repubblicana ha messo in rete un lungo brano di Viroli sul concetto di libertà politica nel repubblicanesimo
http://forum.politicainrete.net/filosofia-politica-e-del-diritto/58304-la-concezione-repubblicana-della-liberta-politica.html