I GIOVANI REPUBBLICANI DEGLI ANNI 20, L’OTTUSITA’ BOLSCEVICA NON GIUSTIFICA UN AVVICINIMANTO AI FASCISTI
Tra i quaderni di storia repubblicana curati da Giovanni Spadolini per Le Monnier negli anni 80 spicca un bellissimo ( e purtroppo raro) “ I Repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926)” di Santi Fedele molti sono gli spunti. Il libro affronta il tema del rapporto fra repubblicanesimo bolscevismo e fascismo nei primi anni 20. Come è noto Repubblicani e nazionalisti si trovare insieme nel campo interventista della prima guerra mondiale e anche se le prime crepe si manifestarono già nel corso degli ultimi anni del conflitto specie sulla questione adriatica , ma specie durante il “biennio rosso” il comune conflitto contro le violenze dei “bolscevici” portarono alcuni repubblicani ad avvicinarsi ai nascenti “fasci di combattimento”. Pietro Nenni e i fratelli Bergamo per un breve periodo fecero parte del “fascio di Bologna”.
Ma specie dopo l’ elezione a segretario nazionale di Fernando Schiavetti , fu compresa l’ esatta portata del movimento fascista ed iniziarono i chiarimenti .
dal testo citato (pag 125 e segg)
Dall’ “alba repubblicana “ settimanale della FGR del 18 aprile 1920 un brano che ci sembra conservare una grande attualità
“Non siamo bolscevici, ma non per quella tale salvezza della patria propugnata dai conservatori , dai pescicani dai gazzettieri venduti a cotali patrioti salvezza della patria che si risolve nella difesa dello scrigno dei plutocrati del nostro paese …. Non siamo bolscevici , ma se il bolscevismo ha rappresentato per un equivoco sentimentale delle masse o per suggestione, non ci importa saperlo, il complesso delle aspirazioni delle speranze delel proteste del proletariato e del popolo , la nostra fede repubblicana ci fa rispettare il generoso errore , non ci fa pensare alla creazione di delel schiere di poliziotti volontari , dei krumiri volontari, gli uni e gli altri così elogiati e remunerati dalla generosità dei pescicani….E non si conciliano repubblica mazziniana e dittatura militare, repubblica mazziniana e nazionalismo, repubblica e tante altre cose che urtano la nostri sensi di libertà , di probità di incondizionata devozione per la sovranità popolare
dal testo citato pag 125-126
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Edera Rossa : l'antifascismo dei repubblicani
Nel gruppo FB Repubblica e Progresso una cara amica ha postato la notizia della Costituzione del“Coordinamento romano antifascista a difesa dell’ordine democratico e la Costituzione” contro il diffondersi della criiminalità nell' ordine pubblico e dell'intolleranza nella capitale nella discussione che ne è seguita l' amico Edera Rossa ha avuto modi di ricordare episodi della
Agli inizi del fascismo i repubblicani romani aderirono ad una iniziativa unitaria con le altre forze della sinistra per correre là dove i fascisti stavano perpetrando le loro violenze. E' bene che i repubblicani siano sempre presenti dove si contrasta il fascismo.
Costituzione del“Coordinamento romano antifascista a difesa dell’ordine democratico e la Costituzione”.
Il giorno 14 gennaio 2012, presso la sede dell’ANPI Roma-Lazio, si sono riuniti i partiti antifascisti, IDV – PD – SEL - PdCI – PRC – PS – VERDI – e le OO: SS, CGIL, UIL, USI, con il coordinamento delle associazioni della Resistenza, della persecuzione politica del fascismo e la deportazione (ANPI – ANPPIA – FIAP – ANED - ANEI) dando vita al “Coordinamento romano Antifascista a difesa dell’Ordine Democratico e la Costituzione”. Il coordinamento denuncia la difficile situazione in cui versa la Capitale d’Italia per quanto riguarda la sicurezza e il degrado sociale e ambientale della città, offesa dalla dilagante criminalità e da scritte, atti e manifestazioni di chiaro stampo fascista.Il coordinamento chiede alle istituzioni statali e comunali un intervento deciso, teso al rispetto delle leggi Scelba e Mancino, per il ripristino di un clima di convivenza civile.Il coordinamento chiede un incontro al Prefetto di Roma, per denunciare lo stato di preoccupante insicurezza, di cui sono preda i cittadini romani.
Coordinamento romano antifascista a difesa dell’ordine democratico e la Costituzione
Fonte: https://www.facebook.com/groups/168365196526131/
12 13 luglio '21 20 repubblicani a Treviso contro 1000 fascisti
12 13 luglio 1921 20 repubblicani a Treviso resistono per ore a 1000 fascisti
Nella notte fra il 12 e 13 luglio 1921 più di mille fascisti convergono su Treviso provenienti in camion da diverse località dell’ Italia settentrionale . Armati di tutto punto , mitragliatrici comprese , danno l’ assalto a “le sedi riunite” edificio nel quale , oltre al redazione e lla tipografia del “la Riscossa” (giornale repubblicano NDR) sono ubicate la Federazione provinciale repubblicana , la camera del alvoro , il consorzio autonomo delle cooperative e le sedi di altri organismi in vario modo collegati al PRI. Ad attenderli trovano però una ventina di repubblicani i quali, benché provvisti solo di armamenti di fortuna oppongono strenua resistenza ai ripetuti assalti dei fascisti che soltanto dopo diverse ore riescono a penetrare nell’e edificio devastandolo e saccheggiandolo
“ I Repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926)” di Santi Fedele pag 188
L’ attacco era diretto specialmente contro l’opera dei fratelli Bergamo , che dopo una prima sbandata filo fascista avevano messo in atto un’ opera meritevole del repubblicanesimo sociale soprattutto intorno a Montebelluna , dando vita a quella che sarà chiamata la “Repubblica di Montebelluna”
L' epopea della "Repubblica di Montebelluna"
La barbarie fascista del 12 e 13 luglio a Treviso si scatenò anche contro l' esperienza dei fratelli Bergamo nell' area trevigiano di Montebelluna.
La strordinaria e poco conosciuta esperienza è descritta in questa dispensa dell' università della terza età di Montebelluna , la dispensa è stata curata da Lucio de Bortoli , scrittore e candidato sindaco per l' IdV e il centro sinsitra alle ultime elezioni
REPUBBLICANI E POPOLO
• Nell’immediato primo dopoguerra Montebelluna e il suo territorio diventano i
protagonisti di una sperimentazione sociopolitica tanto intensa nei risultati quanto breve nella durata.
• La lista repubblicana nelle elezioni amministrative di inizio ottobre riporta
1413 voti (63%) contro i 700 di quella dei popolari-bertoliniani
Il soggetto sindacale nacque nell’orbita dell’azione propulsiva di Guido e Mario Bergamo, giovani esponenti e subito protagonisti del Partito Repubblicano.
Sotto la spinta soprattutto di Guido, i repubblicani, nel 1920, conquistarono i
comuni di Montebelluna, Caerano, Volpago, Cornuda, Crocetta e entrarono
nelle giunte di Arcade e Pederobba
Il dato più impressionante che ci proviene da quegli anni è però costituito dalla straordinarietà del distretto, isola verde in un mare bianco: nel resto della provincia i popolari conquisteranno 76 comuni su 88,
i socialisti 10, i repubblicani 5 come visto e i liberali 2
La storia della breve e intensa “Repubblica di Montebelluna” , questo minuscolo (per dirla con Mario Isnenghi) prototipo nazional-popolare destinato alle teche delle eccezioni, è un libro dai molti capitoli.
• Nell’ordine. La tensione ideologica fortissima con i Popolari; il movimento
cooperativo, l’autonomia comunale
Al di là degli scontri e della tensione politica più volte ricordate e che
costituiranno grandi fronti polemici e giornalistici ne La Riscossa e Il Piave, in questa sede assume rilevanza soprattutto la straordinaria alacrità del movimento sindacale e cooperativo bergamino che produsse nel montebellunese ben 43 cooperative e 3000 iscritti nelle leghe
Tra il ’20 e il ’22 sorsero il Consorzio delle cooperative autonome, il Consorzio dei Consumi dei Comuni dell’Alto Trevigiano (con la costruzione della nuova sede a Montebelluna, edificio che poi ospiterà le
scuole medie), l’Istituto consorziale autonomo per le case popolari e rurali
dell’Alto Trevigiano e il Consorzio dei Comuni. Il movimento promosse e
coordinò inoltre l’istituzione di numerose cooperative di consumo per la vendita dei beni di prima necessità.
L’altro capitolo è quello riguardante la breve vita della prima amministrazione
montebellunese eletta dal popolo e guidata da una maggioranza repubblicana imperniata attorno alla grande figura di Luigi Vittorio Bergamo, padre di Guido, già deputato, e di Mario .Sarà proprio Bergamo a pronunciare il discorso di insediamento del nuovo Consiglio Comunale dopo le elezioni del 26 settembre1920.
Un intervento di alto profilo umano e civile, nel quale l’accento venne subito posto sulla democraticità dell’agire, e, soprattutto, nella rivendicazione del ruolo del Comune di fronte ad uno stato centrale che abolisce le tasse comunali per produrre “un’unica tassa sul reddito” a suo favore, un comune che deve affrontare enormi difficoltà (scuole, lavoro) e convinto della necessità di favorire “ogni decentramento e l’autonomia (…) contro la tirannia dello Stato”
Accenti richiamati anche dal nuovo sindaco Giuseppe Dall’Armi nel suo discorso di insediamento: “L’ideale sarebbe che il Comune potesse liberamente amministrarsi”, anche perché per “la prima volta nella storia
di Montebelluna (…) il Consiglio Comunale è la pura espressione del popolo. Coloro che lavorano, coloro che soffrono, gli umili, hanno designato noi all’amministrazione della cosa pubblica..”, una cosa pubblica la cui gestione
doveva però infrangersi “di fronte alla tirannica restrizione di una legge (quella Comunale e Provinciale) che non cesseremo di combattere…”.
http://www.utem.it/Dispense/Storia/Il%20laboratorio%20della%20Repubblica%20di%20Montebelluna%20(1919-1923),%20Lucio%20de%20Bortoli.PDF