IL PRI CHE FU , LE POLEMICHE FRA PACCIARDI E I LIBERALI SULLA REPRESSIONE DEL FASCISMO
Pacciardi nel novembre 1950 non potè battersi a duello con il segretario del PLI milanese perché ne era impedito dalla carica istituzionale di Ministro della difesa. Ma cominciamo da principio (il prezioso archivio on line de "la Stampa ci permette di ricostruire la vicenda): si discuteva in quel periodo della legge che per la repressione del rinascente fascismo , i repubblicani con il loro segretario Pacciardi erano decisi fautori della legge , i liberali malgrado le ferite ancora aperte della dittatura ( finita da appena un quinquennio) opponevano la formale difesa del diritto di opinione. Pacciardi in un comizio a Forlì attaccò il PLI , come ricorda la Stampa “Se l'è presa stavolta contro il partito liberale accusato di mollezza e di assenteismo e contro un non vene identificato « insulso pedagogo » che vorrebbe opporre gli opuscoli alle bombe ». Il giornale torinese descrive ( e critica ) l’ irruenza del segretario PRI e ricorda i suoi scontri sia a destra che a sinistra e così conclude “La Direzione romana del partito liberale ha addirittura « sfidato » Von. Pacciàrdi a un contraddittorio in Roma. La risposta di Pacciàrdi non si è fatta attendere: da buon schermitore egli ha comunicato alla sezione romana del partito repubblicano, di essere disposto ad accettare un dibattito in contraddittorio con esponenti liberali sulla questione della lotta contro il neofascismo e per la difesa delle istituzioni democratiche. E sì che ne sentiremo dette belle!” http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search...
Ma il segretario del PLI milanese , Luciano Elmo , aggiunge la Stampa di qualche giorno dopo “non volendo passare per un < mollo », questi ha Incaricato 1 suoi secondi di portare al ministro il cartello di sfida. I padrini sono: l'ammiraglio di Divisione Carlo Emanuele Gartoslo e il vice-presidente della Camera, on. Gaetano Martino, ì quali, nella giornata stessa di oggi, prenderanno contatto con il ministro per assolvere il loro non grato compita Ma forse, con tutta probabilità, anche questo duello non si farà. Pacciardi è uomo dal passato cavalleresco (i suoi scatti e le sue intemperanze gli hanno già procurato più di un duello), ma la sua attuale posizione di ministro non gli consente di battersi, e cosi come già per un'altra consimile vertenza, il duello verrà rinviato a quando terminerà il mandato di ministro” http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search...
E appunto per fortuna la carica istituzionale di Pacciardi e il fatto che si stesse organizzando una incruenta disfida oratoria non diedero adito al duello in armi.
Si tenne invece quello oratorio ne riproduciamo integralmente il resoconto da notare il parallelismo fra le posizioni dell’ allora deputato liberale e quelle attuali di che vorrebbe rilegalizzare il fascismo
Scontro ad armi cortesi tra Cocco-Ortu e Pacciardi
Al Teatro Adriano, che pure ha una notevole capacita di posti, è stato cosi enorme ieri l'accorrere di pubblico che molti sono stati coloro che hanno dovuto rinunziare ad assistere de visti allo « scontro» fra il deputato liberale Cocco Ortu, «sfidante», e il repubblicano Pacciardi, «sfidato » sul tema già tanto a lungo dibattuto: «Come si difende la democrazia ». Il primo a scendere sul terreno è stato Cocco Ortu, il giovane e ardente avvocato sardo che nei giorni scorsi aveva condotto la polemica col P.R.l e con Pacciardi sull'Atteggiamento assunto dai Liberali nella questione relativa alla legge per la repressione del fascismo. Quali i suoi argomenti per giungere alla conclusione che il governo è in errore ponendo In essere una legge che tenda a colpire specificatamente, le attività fasciste? Il rappresentante liberale ha poggiato la sua opposizione alle Iniziative governative per la repressione delle attività fasciste, sul seguenti cinque argomenti: 1) La legislazione penale vigente contempla già la possibilità per punire ogni attentato alle libertà democratiche; si applichi - il Codice penale; 2) la disposizione XII Costituzione deve intendersi veramente come norma «transitoria», tanto è vero che la Costituzione stessa concede il diritto a! voto, dopo cinque anni, agli ex-gerarchi fascisti; 3) la .difesa — necessaria — della libertà, non può arrivare fino al punto di promuovere una legislazione «straordinaria», come è quella proposta dal Ministro dell'Interno; 4) l'attentato alla democrazia ed alla libertà viene, assai più minacciosamente che dal fascisti di oggi, da altre organizzazioni politiche; 5) il pericolo del fascismo risórgente si combatte soprattutto- educando i giovani, ed illustrando loro che cosa è stato il fascismo, e quali danni esso ha recato al nostro paese. Di conseguenza, ha concluso l'oratore, non «mollezza.» nell'atteggiamento assunto dai liberali, come sostenne l'on. Pacciardi nel suo discorso di Forti, ma rispetto della legge, della libertà e della democrazia. La replica dell'on. Pacciardi, che ha tenuto a chia¬ i-Ire subito come egli parlasse a titolo personale, senza impegnare la sua posizione di ministro, si è sviluppata sul seguenti punti: 1) la legislazione vigente ha dimostrato difficoltà di ■ applicazione e,di qui il dovere del- governo di proporne un'altra; il fascismo esiste già: ed è doveroso colpirlo subito, ammaestrati dall'esperienza di 30 anni fa: la libertà deve essere garantita a tutti, ma non a coloro che se ne vogliono servire per negarla domani agli altri; il governo ha cercato sempre di giungere a una pacificazione interna, ma la volontà di rivincita espressa da alcuni. impone misure di sicurezza; « se i comunisti si metteranno contro lo Stato, scioglieremo anche il partito comunista » Sono seguite due repliche durate ciascuna venti minuti, ma le parti sono rimaste sulle rispettive posizioni. Erano ormai tre ore che al Teatro Adriano si discuteva: oltre quel limite non si poteva andare e le tremila persone Intervenute cominciarono a sfollare abbastanza soddisfatte. http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search...
La vicenda ebbe un seguito pochi mesi dopo quando durante un dibattito di politica estera il deputato liberale Lucifero riprese il tema per attaccare di nuovo Pacciardi , dandogli praticamente dell’ imboscato “L'atmosfera in aula è diventata più vivace con l'intervento del liberale indipendente Lucifero, il quale con un discorso polemico ha dato luogo a rumorose proteste dei repubblicani. Infatti il senatore calabrese, dopo aver riconfermato il rispetto al Patto Atlantico ed ai suoi sviluppi, ha soggiunto che, nel deprecabile caso di un conflitto, il Governo non fa nulla per curare la unione degli animi, anzi continua a mantenere ed a preparare leggi eccezionali. Il senatore ha poi continuato osservando l'assurda posizione in cui si trova il ministro della Difesa Pacciardi il quale, dopo essere stato « obiettore di coscienza » nell'ultima guerra, dovrebbe oggi guidare le forze armate. L'affermazione ha suscitato vivaci e violente proteste dei repubblicani. E la polemica su questo tono sarebbe durata chi sa quanto tempo se non fosse intervenuto il Presidente a chiudere l'incidente. In questo modo si è conclusa la discussione generale.” http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search...
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A.Ridolfi : il rigore repubblicano contro fascisti e BR
EDERA ROSSA Intransigenza repubblicana e liberali all'italiana
Forse è il caso di ricordare che i repubblicani continuarono per un po' di tempo a rifiutare dibattiti televisivi col Msi, anche dopo che lo stesso Pci aveva accettato i missini come interlocutori politici in televisione.
Quanto al tema sollevato dalla documentazione proposta da novefebbraio, credo sia il caso di ricordare come le posizioni del pli non fossero dettate solo da spirito di tolleranza verso qualsiasi forma di pensiero ; le parole di Lucifero ( che penso fosse lo stesso Lucifero che fu uomo di fiducia dei savoia ) dimostrano quanto fosse strumentale la loro posizione e volta a pescare simpatie nell'area monarchica e fascista. Ancora nel 1967 ricordo una polemica tra la Fgr veneziana ed un esponente del Pli in materia di amnistia per i crimini nazisti e fascisti. Tolleranza pelosa, dunque, quella del Pli , un partito preoccupato più diraccogliere voti sulla destra , anche massimalista, ed a giustificare l'evasione di capitali italiani verso l'estero, che di porre i temi propri del liberalesimo europeo ( non dimentichiamo come la battaglia per l'introduzione del divorzio del compianto Baslini trovò singole personalità liberali disposte ad appoggiarlo, più che un netto impegno del Pli in quanto tale) .